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Il ministro dimessosi non si fida della magistratura

Scajola non andra in tribunale:"Giudici di Perugia incompetenti"


Scajola non andra in tribunale:'Giudici di Perugia incompetenti'
12/05/2010, 19:05

ROMA - La notizia ha del clamoroso e viene data da Giorgio Perroni, avvocato difensore di Claudio Scajola per la delicata inchiesta su appaltopoli che ha coinvolto il ministro. Il legale fa infatti sapere che il suo assistito non si recherà a Perugia per essere interrogato come persona informata sui fatti.
Per il legale:"Le ragioni di questa mia personale scelta vanno rinvenute nella singolare situazione che, a mio avviso, si è venuta a determinare. Oramai da giorni la stampa nazionale riporta, infatti, quel che viene rappresentato come il contenuto di atti di indagine (testimoniali e documentali) concernenti la compravendita di un immobile sito a Roma, in via del Fagutale n.2, di proprietà del ministro Scajola e oggetto di investigazione da parte della procura di Perugia".
Perrone poi rincara la dose ed osserva:"'In particolare, secondo quanto riportato dai giornali, le persone sentite hanno riferito che il prezzo dell'immobile fu 900mila euro, pagato con assegni circolari consegnati brevi manu alle venditrici dallo stesso ministro, tratti su un conto corrente intestato all'architetto Zampolini e la cui provvista era riconducibile all'imprenditore Diego Anemone - sottolinea - Più di recente, poi, la stampa ha riferito che la procura di Perugia sta indagando in ordine a preziosi favori che Scajola avrebbe, precedentemente alla compravendita de qua, elargito a Diego Anemone, facendo esplicito riferimento sia all'appalto concernente il cantiere del centro Sisde di piazza Zama a Roma, sia al rilascio del nulla osta di sicurezza, entrambi cronologicamente collocabili in un periodo in cui l'onorevole Scajola era ministro dell'Interno".
"Alla luce di tali notizie, che si dimostreranno non conformi al vero, non riesco obiettivamente a comprendere come la procura di Perugia possa valutare di sentire l'onorevole Scajola in una veste che parrebbe oramai solo formalmente, ma non già sostanzialmente, quella di persona informata sui fatti -
osserva l'avvocato -. Tale situazione, a mio avviso, non è corretta su un piano tecnico processuale e mi determina un comprensibile stato di imbarazzo a consentire che la richiesta di audizione avvenga secondo le modalità indicate e senza, quindi, il rispetto delle garanzie difensive normativamente previste".
E così, risoluto, Perrone conclude dunque la sua breve arringa sostenendo che "la procura della Repubblica di Perugia non sia competente a conoscere di questa vicenda sia perché, in ogni caso, la competenza a giudicare il ministro Scajola sarebbe, eventualmente, di altro organo, ovvero a dire del Tribunale dei Ministri. In questa situazione, quindi, ho deciso di non far presentare il ministro Scajola dinanzi ai pubblici ministeri".
Menzogne della solita stampa "faziosa" ed incopentenza plateale (oltre che "territoriale") dei giudici, quindi, che fanno ancora una volta passare l'indagato come vittima ed convertono la presunzione d'innocenza in certezza. I Pm di Perugia verranno snobbati ed il ministro dimissionario non si presenterà al colloquio del 14 maggio nemmeno come semplice persona informata sui fatti. Ma, logicamente parlando, chi è innocente non è smanioso di dimostrare la propria "pulizia" e di fornire opportuna testimonianza per essere scagionato da ogni accusa? Evidentemente, in questo paese al contrario, tale regola non vale; almeno per i politici e gli uomini di potere in genere.  

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di Germano Milite
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