Cronaca / Giudiziaria

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Scarano, l'inchiesta punta alle "lavatrici" dello Ior -video


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Scarano, l'inchiesta punta alle 'lavatrici' dello Ior -video
22/01/2014, 09:51

L'arresto di monsignor Nunzio Scarano è solo il primo step dell'inchiesta sui canali di riciclaggio aperti nello Ior, la banca vaticana.

Dalle carte dell'inchiesta emerge infatti il sospetto che l'alto prelato, finito in manette, per la seconda volta nel giro di poco meno di un anno, abbia messo a disposizione i propri conti correnti protetti per «ripulire» milioni di euro dei D'Amico, una ricca famiglia di armatori originari di Salerno. Denaro che, secondo gli investigatori, sarebbe il frutto di un'evasione fiscale. I D'Amico, peraltro, sono già indagati, ma a Roma, nell'altro procedimento che vede coinvolto mons. Scarano, accusato di aver organizzato il rimpatrio – proprio per conto degli amici imprenditori – di 22 milioni di euro in Svizzera attraverso i «servigi» di un broker finanziario e di un agente dei servizi segreti italiani.

L'obiettivo degli inquirenti è chiaro: accertare se il sistema delle finte donazioni al prelato, adottato dai D'Amico, possa essere considerato un fatto isolato o piuttosto un meccanismo di sistema che avrebbe consentito a facoltosi uomini d'affari e ricche famiglie di eludere i controlli sulle proprie fortune finanziarie.

Certo è che, per la prima volta nella storia, nell'ambito di un procedimento penale, il Promotore di giustizia di Città del Vaticano ha affiancato il lavoro dell'autorità giudiziaria italiana «congelando» i conti incriminati in attesa dell'esito della rogatoria presso la Santa Sede. Da quei conti correnti – su cui ci sono anche risorse finanziarie in dollari – monsignor Scarano potrà soltanto prelevare lo stipendio versatogli dal Vaticano. Poca cosa rispetto ai milioni di euro in cui è vissuto finora.

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di Redazione
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