Cronaca / Sangue

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Liberati per errore di forma anche gli altri due arrestati

Scarcerato Ettore Bosti: decise l’omicidio di Fontanarosa


Scarcerato Ettore Bosti: decise l’omicidio di Fontanarosa
04/04/2010, 02:04

NAPOLI – Mancata trasmissione agli avvocati difensori dei file audio con le intercettazioni telefoniche. Un semplice vizio di forma, ma che ha determinato la scarcerazione di Ettore Bosti, figlio di Patrizio Bosti, il boss dell’Arenaccia arrestato a Girona, in Spagna, il 10 agosto 2008. Il figlio del boss della camorra napoletana era stato arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’omicidio di Ciro Fontanarosa (nella foto), il 17enne punito con la morte per essersi rifiutato di aderire al clan, intenzionato a continuare a fare il rapinatore da ‘battitore libero’. La scarcerazione è stata disposta il 2 aprile dal gip di Asti dopo che il Tribunale del Riesame di Napoli, nelle scorse settimane, aveva già dichiarato l’inefficacia dell’ordinanza di custodia in carcere proprio per la mancata trasmissione dei file audio ai legali del ragazzo. Per lo stesso motivo è stato rimesso in libertà anche il presunto esecutore materiale del delitto.
Per mettere la classica pezza alla situazione, i magistrati della Dda di Napoli avevano, nei giorni scorsi, firmato un procedimento di fermo che era stato eseguito prima che Bosti lasciasse il carcere di Asti. Il gip locale ha però respinto la richiesta dei pm, riportandosi alle motivazioni alla base dell’annullamento disposto dal Riesame. Ora la decisione passa ai magistrati antimafia del capoluogo partenopeo, che dovranno decidere, una volta approfondite le motivazioni del Riesame e del gip, se richiedere l’emissione di una nuova ordinanza, disporre un nuovo fermo o proseguire l’indagine con l’indagato in stato di libertà. Pare però che l’intenzione sia di richiedere una nuova misura di fermo.
Ciro Fontanarosa, appena 17 anni, fu ucciso in via Pietro Lettieri, a Napoli, il 24 aprile 2009. La dinamica dell’omicidio fece subito pensare ad un agguato di stampo camorristico. Raggiunto dai sicari in strada e freddato con sette colpi di pistola. Ucciso come un boss. L’8 marzo scorso i carabinieri arrestarono Ettore Bosti, 30enne rampollo del boss Patrizio, con l’accusa di aver ordinato l’omicidio; le manette scattarono anche ai polsi di Vincenzo Capozzoli, 34 anni, accusato di essere l’esecutore materiale del delitto. Arrestato anche Cristian Barbato, 22 anni, cugino della vittima e testimone dell’agguato, con l’accusa di favoreggiamento, e scarcerato nei giorni scorsi.
La svolta nelle indagini è arrivata grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo De Feo, secondo il quale Ettore Bosti aveva cercato di convincere Fontanarosa ad aderire al manipolo di camorristi sotto la sua guida, giudicandolo una persona capace sotto il profilo criminale. Il 17enne, sempre secondo quanto dichiarato dal pentito, aveva però risposto con un secco “no”, preferendo continuare a lavorare “in proprio”, lontano dal sistema. Fontanarosa, aggiunge De Feo, davanti alla scelta obbligata di entrare in un clan, avrebbe preferito avvicinarsi al gruppo camorristico dei Licciardi, al quale era vicino suo padre. Alla luce delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia, l’omicidio di Ciro Fontanarosa assume una duplice valenza: quella di punire un atto considerato uno sgarro al clan e un monito per i “mariuoli” del quartiere, messi in guardia, in questo modo, sul prezzo da pagare da chi avesse scelto di agire autonomamente, senza il ‘patrocinio’ della camorra locale.
Per Giovandomenico Lepore, procuratore della Repubblica di Napoli, la scarcerazione di Ettore Bosti “è solo di tipo formale, provocata da tempi tecnici ristretti per accludere numerosi atti ad una urgente richiesta di convalida di fermo al gip di Asti, seguita da una scarcerazione, sempre per motivi formali, da parte del Tribunale del Riesame di Napoli”. Una scarcerazione, quindi, che “non nasce dall’assenza di indizi” nei confronti dell’indagato, per il quale “il quadro accusatorio resta confermato”.

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di Nico Falco
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