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Schettino si giustifica in TV, ma la scatola nera lo condanna


Schettino si giustifica in TV, ma la scatola nera lo condanna
11/07/2012, 09:07

MILANO - Lunga intervista senza contraddittorio martedì sera per Francesco Schettino, comandante della nave Costa Concordia, arenatasi davanti l'Isola del Giglio lo scorso 13 gennaio, e che provocò la morte di 32 persone. L'intervista, trasmessa da Canale 5 durante la trasmissione Quinta Colonna, ha presentato uno Schettino che ha ammesso di avere sulla coscienza le 32 vittime del naufragio, a cui chiedere scusa, ma che è stato una "vittima di questo sistema", E poi ha spiegato il perchè: "Si è creato, credo, di base, un malinteso e proprio per questo c'è la rabbia. È come se tutte le teste, compresi gli strumenti, fossero andate in black-out". E poi ha cominciato a scaricare sugli altri le proprie responsabilità: "Ho ordinato la navigazione manuale e non avevo io il comando. La direzione della navigazione era dell'ufficiale". Anzi, lui ha sistemato tutto grazie af fatto che " il fiuto, l'osservazione, l'essere attenti mi hanno fatto intuire un qualche cosa da compiere che era importante, tanto che alla fine sono riuscito ad evitare l'impatto frontale". L'ordine di evacuazione dato con ore di ritardo e che forse è costato la vita ad alcuni passeggeri? Un bene, perchè "la nave stava andando a scarrocciare verso terra, quindi sarebbe stato un'imprudenza farla fermare. Se si ribaltava lì non so quante vittime ci sarebbero state".
Schettino poi ne ha avute anche per il comandante Gregorio De Falco (quello del "Salga a bordo, cazzo!" urlato per radio): "Io da comandante non ho mai dato un ordine che non possa essere eseguito, cioè lui ha richiamato un dovere senza capire che non poteva essere fatto" perchè "dovevo fare 300 metri a nuoto, cioè buttarmi in acqua, fare il giro della prora, vedere la biscaggina, con il cellulare da preservare, perché nel frattempo dovevo parlare con l'unità di crisi, facevo una cosa molto più seria" (si vede che salvare i passeggeri, che stavano ancora evacuandola nave non era abbastanza serio, per lui, ndr).

Una versione smentita dalla scatola nera e dal tracciato radar, ricostruito dai Ris. Infatti, secondo la ricostruzione alle 21,39 viene dato l'ordine di "timone a mano": significa disabilitare la rotta preimpostata e navigare col timone. Sei minuti dopo c'è già l'impatto, preceduto da frasi - questa pronunciata da uno degli ufficiali - come "Siamo proprio col culo per terra". E dopo l'impatto c'è un altro ufficiale che dice a Schettino: "E' l'inchino che voleva".
La prima cosa che fa il comandante della Costa Concordia è telefonare alla sede della società a Genova, dove parla a Roberto Ferrariri, dell'unità di crisi della società: "Roberto ho fatto un casino!... Senti una cosa: io sono passato sotto l'isola del Giglio, qua! È stato il comandante Palombo... mi ha detto 'passa sotto passa sotto'. Sono passato sotto qua, ho preso con la poppa un basso fondale... Sono, guarda, io sto more'... no, non mi dire, non mi dire nulla. Io per accontentare sto maronne , io ho fatto questa cosa... E sono passato che alla fine ci stava questo scoglietto qui. Sono proprio distrutto... è perché, perché abbiamo preso questa botta sulla poppa, solo sulla parte della poppa. Mi ha detto Palombo, mi ha detto: Vieni!". Dopo di che si sente che Schettino blocca, per la sua incertezza nel decidersi, l'evacuazione della nave. Anche di fronte all'insistenza dei suoi ufficiali, che chiedono di decidere, di avviare la procedura tentenna fino all'ultimo. Quando finalmente si decide sono le 22.51, oltre un'ora dopo l'urto, quando l'evacuazione è di fatto già iniziata anche senza i suoi ordini.

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di Antonio Rispoli
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