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Venerdì ombrelloni chiusi in quasi tutta Italia

“Sciopero degli ombrelloni”, gestori spiagge contro il governo


“Sciopero degli ombrelloni”, gestori spiagge contro il governo
02/08/2012, 18:45

“Sciopero degli ombrelloni” indetto per venerdì. Nella giornata di domani, infatti, in quasi tutti gli stabilimenti balneari, ad eccezione di Forte dei Marmi e Rimini, gli ombrelloni rimarranno chiusi per protestare contro le aste delle concessioni demaniali sulle spiagge previste da una normativa comunitaria a partire dal 2016.
La protesta è stata indetta dal Sib, il Sindacato italiano balneari: “Vogliamo dare un segnale forte al Governo - ha detto il presidente del sindacato, Riccardo Borgo - perché metta in atto quei provvedimenti a salvaguardia delle 30.000 attuali aziende e degli oltre 600.000 lavoratori del settore. Seguiranno certamente altri provvedimenti”. Lo sciopero terminerà alle 11 del mattino.  
Ormai,la crisi economica si sente un po’ ovunque, anche in spiaggia con un calo delle presenze negli stabilimenti balneari a giugno e luglio, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, in tutte e 15 le regioni bagnate dal mare che va dal 5 fino al 40%. Lo comunica il Sib, il sindacato che associa circa 10.000 imprese: “Il mese di giugno è stato caratterizzato un po’ dappertutto - afferma Riccardo Borgo, presidente del Sib - da avverse condizioni atmosferiche con temperature quasi autunnali che hanno sconsigliato i turisti a scendere in spiaggia, ma anche il gran caldo di luglio non ha consentito un recupero rispetto al 2011 che, peraltro, non era stato particolarmente favorevole a causa di condizioni meteorologiche del tutto inusuali”.
Situazione critica in l'Emilia Romagna che sta ancora scontando le conseguenze del recente terremoto: chi ha perso la casa è impegnato nella ricostruzione. In Italia, in generale, quest'anno un italiano su 3 ha scelto di non andare in vacanza. “Chi lo ha fatto, invece, ha preferito località vicino ai luoghi di residenza, pertanto - osserva Borgo - le località turistiche vicino ai grandi centri urbani sono risultate quelle meno penalizzate”.

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di Erika Noschese
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