Cronaca / Sanità

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Lo dimostra uno studio pubblicato su "Nature"

Scoperta la miccia molecolare dell'obesità

Hanno partecipato alla scoperta anche 2 università italiane

Scoperta la miccia molecolare dell'obesità
19/02/2012, 20:02

MILANO - Ad accendere la “miccia” molecolare che fa esplodere l'obesità è un guasto della proteina GPR120, un sensore che si trova sulla superficie delle cellule dell'intestino, del fegato e del tessuto adiposo e che ha il compito di monitorare i grassi assunti col cibo. Lo dimostra uno studio pubblicato su “Nature” che è stato coordinato dall'Imperial College di Londra e a cui hanno partecipato anche l'università di Verona e la Sapienza di Roma. La proteina GPR120 è un recettore che si lega alle molecole di acidi grassi, soprattutto quelli buoni (cioè insaturi) come gli Omega-3. La sua attivazione nell'intestino serve a stimolare la produzione degli ormoni anti-fame e la secrezione di insulina da parte del pancreas. Quando il sensore GPR120 avverte invece che nel sangue circolano troppi grassi, fa in modo che le cellule adipose aumentino di numero per poter immagazzinare i grassi in eccesso, evitando che vadano a finire pericolosamente nel fegato o nelle arterie. Per capire cosa succede quando questo sensore è fuori uso, i ricercatori hanno selezionato dei topi di laboratorio del tutto privi della proteina GPR120 e li hanno nutriti fin dalla nascita con una dieta molto ricca di grassi. «Fin dalle prime settimane di vita, questi topi hanno sviluppato obesità, intolleranza al glucosio e insulino-resistenza (le anticamere del diabete) oltre al cosiddetto fegato grasso, cioè la steatosi epatica», spiega Raffaella Buzzetti, docente di endocrinologia alla Sapienza di Roma che ha partecipato allo studio. Dai topi si è quindi deciso di passare alle persone. I ricercatori hanno analizzato il Dna di quasi 7mila obesi (tra cui diverse centinaia di pazienti italiani) e lo hanno confrontato con quello di altrettanti soggetti normopeso: sono così riusciti a individuare una mutazione che altera la struttura della proteina GPR120 aumentando del 60% il rischio di obesità. «È importante ricordare comunque che essere portatori di questa mutazione non significa diventare per forza obesi: molto dipende anche dall'alimentazione che scegliamo di adottare», precisa Buzzetti. Questa scoperta è molto importante perchè «permette di gettare nuova luce sui complessi meccanismi che portano all'obesità», aggiunge l'esperta. «In futuro potremo valutare il Dna di ciascun paziente per impostare un programma di prevenzione, oppure potremo mettere a punto un farmaco che agisce sul recettore alterato, ma per il momento - conclude - è ancora troppo presto per fare previsioni».

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di Valerio Esca
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