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Polizia e carabinieri chiedono maggior attenzione al governo

Scoppia la rivolta delle forze dell’ordine: “Non siamo tutelati”


Scoppia la rivolta delle forze dell’ordine: “Non siamo tutelati”
25/11/2012, 12:30

Nel suo blog Beppe Grillo, dopo gli scontri avvenuti a Roma,  scriveva: “Soldato blu non ti senti preso per i fondelli a difendere l’indifendibile, a non schierarti con i cittadini? Togliti il casco e abbraccia chi protesta, cammina al suo fianco”. Sembrava solo una provocazione del comico genovese ma in realtà è quello che sta accadendo. Si, carabinieri e poliziotti hanno deciso di chiedere un giorno di ferie per evitare il servizio di piazza perché “non si sentono tutelati”. Le ferie sono state respinte; gli agenti saranno in piazza, per mantenere l’ordine negli scontri che stanno accadendo in questi giorni.
“Siamo del parere che il personale delle forze dell’ordine che deve difendere i palazzi del potere debba invece essere pronto a togliere i cordoni e scansarsi all’arrivo dei manifestanti facinorosi”, scrive il Cocer dei carabinieri.
Il ministro Annamaria Cancellieri ribadisce la sua “preoccupazione” per la deriva violenta delle proteste e, in tutta risposta, da parte di poliziotti e carabinieri  si alza un vero e proprio ruggito di rabbia. “Quelle parole sul numero di identificazione da mettere sui caschi - spiega Felice Romano, segretario del Siulp - hanno toccato un nervo delicatissimo. La Cancellieri non s’è resa conto che andava a intaccare l’ultima riserva morale dei nostri: l’orgoglio di servire lo Stato. Certo non è per uno stipendio da fame che si fa questo lavoro. Da qualche anno, poi, non c’è provvedimento che ci lasci in pace. La gente in divisa non ce la fa più. Restava l’orgoglio. Quando invece si inverte l’onere della prova, e con questa storia del numero identificativo si manda il segnale che deve giustificarsi chi è in piazza per garantire il rispetto delle leggi, e non chi arriva per scassare tutto, allora salta il tappo”.
“Il carabiniere, quando torna a casa, e si sveste della divisa, è un italiano qualunque con i problemi di tutti. Figurarsi se non capisce la rabbia di chi ha perso o non trova il lavoro. Ai manifestanti, tra i quali potrebbero esserci i nostri figli, diciamo che siamo al loro fianco poiché i loro problemi sono anche i nostri. Con l’aggravante che alla fine ci ritroviamo ad essere abbandonati dal ministero dell’Interno e attaccati da opinionisti ignoranti in materia. E mentre veniamo mandati in piazza a prendere le botte, vediamo contestualmente approvare provvedimenti per noi oltremodo penalizzanti” – dichiara a sua volta Alessandro Rumore, appuntato dei carabinieri, delegato del Cocer.
I celerini hanno avanzato l’ipotesi di mettere un punto interrogativo sul casco e presentarsi così agghindati in piazza. “Sarebbe stato un errore clamoroso - spiega Felice Romano - e li abbiamo dissuasi. La polizia non si può permettere di apparire men che affidabile”.
Polizia e carabinieri non chiedono altro che maggiore attenzione al governo. L’elenco delle doglianze è lunghissimo, dallo straordinario non pagato alle qualifiche non rispettate, ai turni che diventano sempre più pesanti per via dei buchi in organico, all’ultima questione delle pensioni. In piazza chiedono più tutele. Una delle misure legislative che hanno per così dire preteso è l’arresto in flagranza differita per i violenti di piazza. Ha funzionato allo stadio e potrebbe funzionare anche nelle manifestazioni. I sindacalisti dichiarano che  nel 2010 ci sono stati 122 feriti tra le forze dell’ordine per incidenti in manifestazioni sportive; due anni dopo i feriti si sono dimezzati grazie al Daspo e all’arresto in flagranza differita. Per le manifestazioni di piazza, invece, i feriti sono passati da 260 (2010) a 711 (2011).

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di Erika Noschese
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