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Meno ore per i disabili, meno insegnanti, meno soldi

Scuola: si preparano proteste dei precari in tutta Italia


Scuola: si preparano proteste dei precari in tutta Italia
25/08/2010, 15:08

ROMA - Nella scuola, questo rischia di essere un inizio d'anno molto caldo, sul fronte delle proteste. Mancano tre settimane all'apertura delle scuole (il 13 settembre, in 10 regioni) e la situazione è preoccupante. Innanzitutto la situazione dei precari: quest'anno ci sarà la terza tranche del taglio di 84 mila insegnanti disposto dalla "finanziaria triennale" del 2008: oltre 20 mila insegnanti e quasi altrettante persone del personale ATA (bidelli, in primis) verranno licenziati. Questo significa che persone, che magari fanno i precari ogni anno a scuola ma da 10 anni o più rischiano di non avere alcuna alternativa. Questo ha spinto tre precari palermitani a mettersi in sciopero della fame dallo scorso 17 agosto, annunciando che continueranno finchè non ci sarà una risposta positiva del governo. Uno di loro, Pietro Di Grusa, ha sospeso anche i farmaci che gli servono per il cuore, tanto che oggi è finito in ospedale per la seconda volta in tre giorni. Altri due precari hanno annunciato che si metteranno in sciopero della fame a Roma, a piazza Montecitorio, ad oltranza.
Ma le proteste arriveranno anche dai familiari degli alunni disabili, per i quali si prospetta un anno con ancora meno ore di sostegno, dato che, ad un aumento dei disabili e degli alunni in generale, corrisponde un numero di ore con insegnanti di sostegno invariato rispetto allo scorso anno ed una riduzione delle classi. Quindi classi più affollate e meno sostegno per gli alunni disabili. A questo si devono aggiungere gli aumenti dei prezzi dei libri, gli aumenti medi dei contributi chiesti dalla scuole, che non hanno le risorse per andare avanti e il ritardo nella nomina di 8000 supplenti e 5000 appartenenti al personale ATA, che probabilmente non saranno nominati in tempo per il 13 settembre. Senza dimenticare che ci sono molte scuole dove manca addirittura il preside, mentre in altre ci sono insegnanti in soprannumero (quelli di religione, che non possono essere licenziati dal Ministero, grazie alle tutele di cui gode il Vaticano che li nomina attraverso le diocesi locali) per i quali non c'è più una classe, dato che 6000 di esse sono state tagliate.
Una situazione pazzesca, per cui non si vede una soluzione.

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di Antonio Rispoli
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