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Il Senatùr si "pente" e il Pd ritirà la mozione di sfiducia

Scuse di Bossi ai Romani, le reazioni e le contraddizioni


Scuse di Bossi ai Romani, le reazioni e le contraddizioni
30/09/2010, 22:09

ROMA - "Chiedo scusa ai cittadini se si sono sentiti offesi, ma era una battuta. La cosa è stata strumentalizzata, sono stato impiccato per una frase". Così comincia a ricamare l'ennesimo rattoppo "diplomatico" il leader del Lega e ministro per le Riforme Umberto Bossi che, nei giorni scorsi, aveva scandalizzato l'intero paese ed attirato l'attenzione di tutti i principali organi di stampa per il famoso e poco originale "Sono porci questi romani".
Uno sfottò che aveva addirittura portato il Pd a proporre una mozione di sfiducia (poi ritirata) rivolta proprio al ministro in verde. Il Senatùr dunque fa marcia indietro e l'opposizione esulta per aver indotto il gagliardo capo del Carroccio ad una retromarcia condita di scuse. Magre, anoressiche consolazioni che devono tra l'altro essere ulteriormente smorzate da un'altra considerazione fondamentale: se Bossi si è rimangiato la "battuta", infatti, è stato quasi certamente solo perchè con l'ultima fiducia risicata incassata dal governo alla Camera e quel gruppo Fli-Mpa dimostratosi così determinante per la tenuta della maggioranza, non era il caso di rischiare la noia di una mozione a causa dell'ennesimo rantolo da stadio.
Come già anticipato, comunque, la reazione del Partito democratico è stata fin troppo entusiasta; con Dario Franceschini che ha dichiarato festante:"Abbiamo già ottenuto il risultato perché, rispetto alle altre volte, ci sono state scuse formali".
"Un risultato e una vittoria di una mozione - aggiunge trionfante - che metteva molta paura sia nel merito sia per le modalità di votazione".
L'ex segretario del Pd poi osserva che, quella attuata, "è un'iniziativa che si potrà ripetere altre volte se un ministro avrà comportamenti incompatibili con le proprie funzioni".
Persino la sempre arringante ed intransigente Idv si dimostra soddisfatta e pacata, con Antonio Di Pietro che osserva:""Prendiamo atto delle scuse formali di Bossi proprio per non alimentare ulteriori polemiche, le accettiamo nella speranza che questa storia possa servirgli da lezione". Subito dopo l'auspicio:"Ci auguriamo vivamente che la prossima volta il ministro Bossi si ricordi del ruolo che ricopre, del suo giuramento sulla Costituzione, e che si morda la lingua prima di offendere in questo modo becero gli italiani".

ANCHE ALEMANNO ACCETTA LE SCUSE
Persino il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, si dimostra conciliante con il ministro leghista ed accetta le scuse:"Tutte le strumentalizzazioni su questa vicenda devono terminare - sottolinea -. Però vorrei che ci fosse chiarezza anche politica per il futuro in maniera tale che ci sia, come era nel patto iniziale, rispetto per Roma Capitale, in sintonia col progetto del federalismo fiscale. Credo sia opportuno fare un incontro, che a me piacerebbe avvenisse in Campidoglio, con Bossi, Calderoli e Tremonti". Ancora più in la si spinge il presidente della Provincia di Roma, Luca Zingaretti, che addirittura descrive il dietrofront bossiano come "un bel gesto, di cui sicuramente bisogna prendere atto"; agurandosi poi "si possa voltare pagina senza insulti e offese".
Ma lo slancio d'amor cortese più epico lo regala senza ombra di dubbio il sensibile e "poetico" ministro della Cultura
Sandro Bondi che, riguardo al Senatùr, osserva senza alcun disdoro:"Bossi ha nuovamente testimoniato di essere non solo un leader politico autorevole ma anche un galantuomo raro nella vita politica italiana".

SI ATTENDONO LE SCUSE DI BRUNETTA AI CAMPANI
Nella fiera delle ipocrisie che concede a Umberto Bossi il titolo di "gentiluomo" (e quello di Nobel delle letteratura ad Aldo Biscardi), manca però lo stand di Renato Brunetta ed il conseguente striscione di scuse a quel "cancro d'Italia" che sarebbe rappresentato dal duo Napoli-Caserta. Insomma: gli insulti al meridione sono non solo tollerati ma addirittura bene accetti; quasi liberatori per ogni carica istituzionale che, in quanto tale, dovrebbe sempre e comunque conservare un minimo di contegno ed evitare di fomentare odio e discriminazione generalizzate. Ci diranno "terroni piagnoni" ed avranno probabilmente pure ragione ma, se a Roma sono riusciti a far tornare sui suoi passi addirittura l'irriducibile leader leghista, allora vuol dire che in Italia, evidentemente, bisogna saper piangere nel giusto dialetto e dalla giusta area geografica.

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di Germano Milite
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