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Numerose le manifestazioni per la dignità delle donne

“Se non l’8 marzo, quando?”

Dopo lo scorso 13 febbraio torna in piazza il gentilsesso

“Se non l’8 marzo, quando?”
08/03/2011, 18:03

ROMA - Che siano “poche donne di sinistra radical chic” o no, così come il ministro dell’Istruzione aveva etichettato in maniera surreale il milione di donne scese in piazza lo scorso 13 febbraio, non importa. Come fondamentalmente non interessa neppure la tempistica relativa allo scandalo Ruby, che di sicuro però ha rappresentato il leitmotiv della prima fondamentale tappa dell’iter promosso dal comitato “Se non ora quando?”, l’appuntamento dello scorso 13 febbraio per intenderci. Le donne avevano già annunciato altre manifestazioni. E, si sa, ogni promessa va mantenuta. E quale migliore occasione se non l’8 marzo che del gentilsesso intende celebrarne proprio l’importanza? Rivendicare la dignità della donna, spesso calpestata e relegata in secondo piano da maschilismo e sessismo. Unico obiettivo: far sentire la propria voce, far notare la propria presenza. Unico comun denominatore: il fiocco rosa che questa volta prende il posto della sciarpa bianca, in segno di rivalutazione della figura femminile. Flash mob, cortei, mostre, rappresentazioni teatrali: numerose e diverse le iniziative messe in campo per far tornare l’attenzione sulla condizione delle donne, soprattutto nel mondo del lavoro, ma anche per contestare la mercificazione del corpo femminile. E, accanto alle donne precarie, immigrate, studentesse e operaie, anche alcuni volti noti, come già accaduto nella precedente mobilitazione. Caso di massiccia partecipazione e mobilitazione è quello della Capitale. Tutto è iniziato di mattina con flash mob per le strade della città e nelle stazioni della metropolitana con le cosidette “donne-libro” dell’associazione “Donne di carta”, impegnate nella lettura e nella citazione di passi di libri sulla specificità dello sguardo delle donne sul mondo e le proposte del comitato “Se non ora quando?”. Nel pomeriggio, invece, le iniziative si sono concentrate nei giardini di Piazza Vittorio con performance dedicate al lavoro, alla danza, allo sport, proiezioni di video e musica dal vivo. Sul palco, ancora una volta, operaie tessili, giornaliste, insegnanti, sportive, scrittrici, migranti, studentesse e volto noti dello spettacolo. Per una “festa” comune, condivisa e di nobili intenti: tutte unite sotto lo slogan “L’Italia non è un Paese per donne. E noi vogliamo che lo sia”.

LA CELEBRAZIONE AL QUIRINALE
“150 anni: donne per un’Italia migliore”. È questo il titolo della mnifestazione svoltasi al Colle in occasione della giornata internazionale della donna. Prima del discorso del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, hanno preso la parola il ministro per le Pari Opportunità, on. Maria Rosaria Carfagna, e il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, on. Mariastella Gelmini, mentre la maestra Onoria Rescigno ha ricordato quanto l’impegno delle donne nel mondo della scuola abbia contribuito ad unire il nostro Paese. Nel corso dell’iniziativa è stato proiettato un filmato che ricostruisce 150 anni di storia italiana al femminile, mentre l’attrice Anna Bonaiuto, a sua volta, ha letto alcuni brani tratti da scritti di donne protagoniste del Risorgimento. Sette l donne premiate dal Capo dello Stato e che hanno ricevuto le onorificenze dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: Franca Valeri (Cavaliere di Gran Croce), Cini Boeri (Grande Ufficiale), Simonetta Soldani (Grande Ufficiale), Monica Dialuce (Commendatore), Nicoletta Leonora Landsberger (Commendatore), Bibiana Natalia Ferrari (Ufficiale), Gabriella De Lucia (Ufficiale).

“DONNE OCA AL CAMPIDOGLIO
Travestite da oche “starnazzanti”, con tanto di becchi gialli, per “risvegliare l’Italia e tutte le menti degli italiani”. È il flash mob organizzato sulla scalinata dell’Ara Coeli, affianco a quella del Campidoglio, dall’associazione “Donne e basta”. Complice, sicuramente, la ricorrenza del carnevale. Dietro lo striscione “Le donne svegliano l’Italia! Se non ora quando?” hanno deciso di manifestare una quarantina di donne, anziane e giovani, con maschere da pennuti e becchi fatti con cartoncino giallo. Tra i cartelli portati dalle “donne oca”: “Non chiudiamo il becco”, “Dopo 2000 anni è ora di cambiare, prendiamoci il potere”, “Ci sono oche e oche”, “Siamo oche starnazzanti per svegliare tutti quanti” e “Siamo oche al Campidoglio che risvegliano l’orgoglio”.

DI PIETRO: “DONNE UMILIATE DA CHI LE USA E PAGA”
Bisogna difendere il ruolo e la dignità delle donne, e non solo perché è l’8 marzo, ma anche alla luce dei comportamenti del presidente del Consiglio. L’8 marzo si presenta come buona occasione per l’Italia dei Valori per scendere in piazza e protestare contro Berlusconi. Come scenario il centro di Roma, nel bel mezzo di piazza Farnese.bDall’Idv si alza una voce unanime: difendere il ruolo delle donne “è importante anche perché negli ultimi tempi c’è stata una umiliazione delle donne, usate come oggett”. Idv ha inoltre insistito, “non trovano difesa sociale, vengono messe da parte e usate, o pagate o ricattate”. “Noi - ha aggiunto Di Pietro - mettiamo la dignità della donna al primo posto, con atti e fatti concreti”. Il Governo invece è del tutto assente, “non c’è una politica del governo in materia economica, in materia di giustizia... Figuriamoci per le donne. Berlusconi ha umiliato il nostro Paese agli occhi del mondo: ricordo le manifestazioni insieme a Gheddafi e alle ‘gheddafine’”.

ANCHE GLI STUDENTI IN PIAZZA
Anche studentesse e studenti sono in piazza. “Assieme al comitato Se non ora quando? per continuare un lungo percorso iniziato il 13 febbraio. Crediamo che quella manifestazione, che ha visto partecipare milioni di donne e uomini in tutto il mondo, sia servita al nostro Paese – affermano gli studenti - per dare un segnale, per mettere in chiaro che la dignità della donna non può più essere messa in discussione”. Anche la Rete della Conoscenza ha promosso numerose iniziative di discussione e dibattito. Nella Capitale, infatti, l’associazione studentesca ha deciso di aderire al corteo organizzato dal coordinamento “Indecorose e Libere”.

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di Antonio Formisano
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