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L’intervista a Dario Fo: “La piazza? Segnale straordinario”

“Se non ora, quando?”: il giorno delle donne è arrivato

In piazza anche gli uomini. Perché la dignità è di tutti


“Se non ora, quando?”: il giorno delle donne è arrivato
13/02/2011, 10:02

ROMA - Dal nord al sud, passando per il centro Italia. Il giorno della grande mobilitazione è arrivato e in tutto lo Stivale si scende in piazza per dire no. “Se non ora, quando?”: è questa la domanda che nelle ultime settimane ha fatto il giro del mondo, ribalzando sui giornali, sui siti di informazione e approfondimento internet e sui social network. Ed è lo domanda lanciata dalle donne italiane, che si riuniranno oggi nelle piazze per un sit - in al femminile. Ma non solo. La mobilitazione, che ha preso il via sulla piattaforma virtuale prima di passare alla piazza reale, vede anche la partecipazione di molti uomini. Perché la dignità è un valore che appartiene a tutti. La manifestazione vuole sottolineare il vero valore delle donne: stufe di essere rappresentate come chi, per fare carriera, vende il proprio corpo al miglior offerente, e stanche di una classe politica che non le rappresenta più, o comunque non come dovrebbe. L’appello, dunque, parla chiaro e non nasconde la disapprovazione nei confronti dell’ennesimo scandalo berlusconiano. Che lo si voglia chiamare “Rubygate” o “Bunga Bunga” il concetto non cambia: le italiane e gli italiani dicono basta. E se chiaro è l’appello che spinge alla piazza, altrettanto chiaro, e quindi privo di errate interpretazioni, è il messaggio che si vuole lanciare: la maggior parte delle donne italiane lavora in maniera nobile, creando ricchezza, studiando e facendo sacrifici. Non si può accettare “una cultura diffusa che propone alle giovani generazioni di raggiungere mete scintillanti e facili guadagni, offrendo bellezza e intelligenza al potente di turno, disposto a sua volta a scambiarle con risorse e ruoli pubblici”. Il riferimento, è chiaro, va a Berlusconi e a tutte le sue damine di compagnia. Riportiamo di seguito il parere di Dario Fo che ha deciso di unirsi all’appello e alla piazza contro Berlusconi, a favore delle donne.

C’è da indignarsi di più perché c’è una categoria di donne disposte a farsi pagare o perché c’è una categoria di uomini disposti a pagarle? Lei aderisce alla manifestazione. Con quale appello?
C’è da indignarsi per entrambe le cose. È da tantissimo tempo ormai che una manifestazione organizzata dalle donne, per le donne, non arrivi a questi livelli di entusiasmo e consapevolezza. Questo a mio avviso oltre ad essere bello, rappresenta un segnale straordinario. La piazza di per sé racchiude sempre un segnale straordinario: la “piazza” fa tremare chi ha paura della democrazia e fa tirare un sospiro di sollievo e di speranza a chi ha l’intelligenza di leggere tra le righe. È la forza della parola e del gesto. Si sono mossi per primi i ragazzi, che quasi sicuramente continueranno la loro giustificata mobilitazione, per manifestare il proprio disappunto verso le scelte politiche che li riguardano. Adesso è la volta delle donne: il fatto di vedere risvegliarsi tante persone che normalmente sono costrette al silenzio credo sia sempre straordinario.

È dovuto il riferimento allo scandalo del “Rubygate” da cui nasce tutto. Quale è il suo commento a riguardo?
Non possiamo consentire che il governo autoritario di Berlusconi si trasformi in vero e proprio regime. Per questo sostengo gli italiani, di ogni connotazione sociale e politica, in questa grande manifestazione, perché possano dimostrare di volere la legalità costituzionale, la dignità delle donne e la difesa delle istituzioni democratiche. Scendiamo in piazza per restituire dignità alle donne, mediaticamente offese e continuamente sminuite. E poi vede, la situazione del Mediterraneo. Non si sa mai: magari l’aria rivoluzionaria che soffia dal Mediterraneo può fare del bene anche a noi.

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di Antonio Formisano
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