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Le occupate a tempo pieno vorrebbero più tempo per i figli

Secondo uno studio Istat incompatibilità tra figli e lavoro


Secondo uno studio Istat incompatibilità tra figli e lavoro
28/12/2011, 18:12

ROMA – Secondo uno studio Istat focalizzato su “ La conciliazione tra lavoro e famiglia”, le donne che lavorano a tempo pieno desiderano poter dedicare più tempo ai loro figli mentre quelle che hanno un lavoro part-time si dichiarano soddisfatte dell’equilibrio tra tempo dedicato al lavoro e quello dedicato alla famiglia.  Da questo studio, si evince che la cura dei figli, soprattutto in tenera età, è un compiti a cui deve dedicarsi la donna e per poterlo fare deve necessariamente adattare le condizione lavorative al suo compito di madre.
Così, per non venir meno al proprio compito di madre, il 37% delle donne decide di lasciare il lavoro per almeno un mese dopo la nascita del bambino. Ancora troppo bassa invece la percentuale di padri che decidono di prendere un periodo di congedo dal lavoro per accudire il proprio figlio.
Non tutte le mamme però decidono per un periodo di pausa. Infatti,il 69,2% delle occupate a tempo parziale, 1 milione 424 mila donne, non vorrebbe modificare l'organizzazione della propria giornata. Ciò nonostante, non sono poche (circa il 38%) le lavoratrici part-time che vorrebbero bilanciare meglio il rapporto tra tempi di attività di cura e tempi destinati al lavoro: per il 15,6% di queste i carichi familiari sono così pesanti che risulta impossibile dedicare più tempo al lavoro.
In generale, dall'indagine emerge che quasi quattro italiani su dieci dedicano tempo ad assistenza e cura e circa un terzo degli occupati con figli è insoddisfatto del tempo dedicato alla famiglia. Sono infatti circa 15 milioni 182 mila, spiega l'Istat, le persone che nel 2010 dichiarano di prendersi regolarmente cura di figli coabitanti minori di 15 anni, oppure di altri bambini, di adulti malati, disabili o di anziani. Il 27,7% delle persone tra i 15 e i 64 anni ha figli coabitanti minori di 15 anni, il 6,7% si prende regolarmente cura di altri bambini e l'8,4% di adulti o anziani bisognosi di assistenza.
Quasi tre milioni e mezzo di occupati con figli o con altre responsabilità di questo tipo vorrebbe modificare l'equilibrio tra lavoro retribuito e lavoro di cura: il 6,7% dedicando più tempo al lavoro extradomestico e il 29,1% trascorrendo più tempo con i propri figli o altre persone bisognose di assistenza. I due terzi degli uomini e il 61,2% delle donne dichiara, invece, di non voler modificare lo spazio dedicato a queste due dimensioni della vita quotidiana, con quote più ampie tra i padri (66,1%) e tra le donne occupate che si prendono regolarmente cura di bambini. Nel Mezzogiorno, vi è percentuale più alta, con circa il 70% tra gli uomini e 63,2% tra le donne di quanti affermano di non voler cambiare il rapporto tra lavoro e famiglia; inoltre, in questa ripartizione sono maggiormente rappresentate le persone che lavorerebbero di più (6,9% per gli uomini e 10% per le donne).
Tra i dirigenti, gli imprenditori o i liberi professionisti sono più numerosi quanti modificherebbero l'organizzazione della propria vita a favore del tempo destinato alla famiglia (42,9% degli uomini e 43,7% delle donne). Gli operai, invece, più degli altri lavoratori, seppure in una piccola quota, vorrebbero dare più spazio al lavoro retribuito (7,8% tre gli uomini e 14% tra le donne).

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di Erika Noschese
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