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Sequestri a Piccirillo: confermati depistaggi trame e calunnie di Telegomorra


Sequestri a Piccirillo: confermati depistaggi trame e calunnie di Telegomorra
12/03/2018, 19:33

Sequestri Piccirillo – Confermati trame, calunnie e depistaggi contro Julie Italia da parte di una connection camorristico-istituzionale. Sempre più delicata la posizione del pm Brunetti nel fascicolo aperto a Roma

 

Le misure cautelari ex Codice Antimafia della Procura di Santa Maria Capua Vetere su beni per 41 milioni di euro a carico dell’editore di TV Luna Pasquale Piccirillo fanno emergere esecutori e mandanti delle aggressioni giudiziarie subite negli ultimi anni da Julie Italia ad opera della connection di Telegomorra: un contesto associativo fra uomini dei clan e segmenti deviati delle istituzioni, avente fra i suoi componenti lo stesso Piccirillo.

 

Il soggetto “ad elevata pericolosità sociale del tipo economico-finanziaria” Pasquale Piccirillo, secondo la definizione del Codice Antimafia adottata dai pm sammaritani, era stato infatti più volte denunciato dagli editori di Julie Italia, assistiti dall’avvocato Lucio Varriale, ed altrettante volte prosciolto dal pm della Procura della Repubblica di Napoli, Valter Brunetti. Il j’accuse puntava sul fenomeno criminale Telegomorra (frequenze tv sottratte allo Stato per 500 MLN/euro oltre a giri in nero di cantanti neomelodici da 200 MLN/euro/anno), che aveva come dominus il pluripregiudicato Nicola Turco (oggi detenuto, collegato al clan Stolder), e fra i co-gestori dei giri d’affari illeciti lo stesso Pasquale Piccirillo.

Un sodalizio, quello capitanato da Turco e Piccirillo, che ha prodotto l’enorme, illecito ed ingiustificato arricchimento di quest’ultimo contestato dalla Procura sammaritana, e che vedeva fra i suoi membri altri sodali di Turco: gestori di tv dedite al giro d’affari dei neomelodici e sottrazione di frequenze dello Stato, quali, oltre a Piccirillo,  Carmine Garofalo (Teletorre), Antonio Tagliamonte (Teleakery), Antonio Valente (TVA di Mondragone), nonché una serie di personaggi funzionali al business criminale quali Antonio Serpe (alter ego di Nicola Turco per false certificazioni di frequenze tv abusive) e Dario De Colibus, infiltrato nelle imprese televisive da uomini del clan Polverino per svuotarne le casse insieme al socio Gaetano Paternoster.

 

Un “Sistema”, quello andato avanti per oltre vent’anni grazie ad omissioni e complicità di infedeli rappresentanti dello Stato (in particolare uomini della GDF Nucleo Editoria e Iva), tuttora all’opera, benché Turco stia scontando una condanna definitiva a 5 anni e 2 mesi per estorsione e violenze ai danni del tecnico di Julie Italia che ne aveva documentato gli scempi sui Camaldoli, dove “antenna pazza” seminava per anni catene di morti, malati di tumore e malformazioni.

Di qui la dimensione macroscopica degli interessi camorristici sottesi al caso Telegomorra.

 

Eppure, dal 2007 al 1016 il pm Brunetti aveva archiviato i documentati esposti a carico di Turco e dello stesso Piccirillo presentati dall’avvocato Varriale per conto dei suoi assistiti, nonostante dagli stessi, specie a carico del dentista-editore casertano, emergessero prove dei medesimi fatti contestatigli oggi dal gip e dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, retta da Maria Antonietta Troncone, cui erano stati presentati analoghi esposti.

 

«Per giunta, l’arco temporale considerato nelle indagini della Procura di Santa Maria, 2005-2017, è lo stesso indicato nelle denunce su Piccirillo presentate al pm Brunetti», precisa l’avvocato Varriale, che contro i criminali di Telegomorra si era battuto al fianco delle emittenti assistite in veste di presidente del CAM, il Coordinamento che tutela oltre 100 tv e radio private in tutta Italia.

Una incessante attività di denuncia e documentazione, la sua, che trova oggi ulteriori conferme, ma ha prodotto pesanti ritorsioni giudiziarie contro i denuncianti da parte degli stessi, infedeli uomini dello Stato che per anni avevano “coperto” gli arricchimenti da miliardi di euro del sodalizio.

 

Infatti il sostituto procuratore Brunetti, a fronte degli stessi elementi di prova passati al vaglio della Procura sammaritana, non solo riteneva “infondata la notizia di reato”, come scrive nella richiesta di archiviazione riguardante Piccirillo il 24 giugno 2010, ma anzi utilizzava le sue verbalizzazioni (rese ai delegati della GDF Nucleo Editoria il 29 maggio 2009 e il 12 giugno 2009 secondo lo schema calunnioso ed estorsivo ordito a tavolino dalla connection) contro coloro che avevano avuto il coraggio di denunciare:  l’avvocato Varriale ed i suoi assistiti.

Verbali come quelli di Piccirillo, Serpe, Valente, Tagliamonte, De Colibus e dello stesso Nicola Turco venivano utilizzati dal pm Brunetti per istruire un processo, tuttora in corso, in cui tali personaggi, compreso il “soggetto ad elevata pericolosità sociale” Piccirillo, sono fra i testi del pm a carico delle vittime di Telegomorra.

Una catena di falsi, calunnie, depistaggi ed omissioni, quella sfociata nel surreale processo in corso, che ha indotto in errore anche altri magistrati e pubblici ufficiali.

 

«Dopo le conferme degli accordi criminali per delegittimare i denuncianti già emerse in dibattimento dalle testimonianze degli stessi testi del pm – tiene a sottolineare l’avvocato Varriale - l’operazione Cash Flow della Procura di Santa Maria C. V. non solo fa emergere le palesi divergenze fra l’operato investigativo del pm Brunetti e quello dei suoi colleghi sammaritani, ma rappresenta un ulteriore, decisivo elemento a sostegno delle ipotesi su attività di depistaggio, falsi, frodi processuali ed omissioni da noi subite».

Tutti reati già denunciati alla competente autorità giudiziaria della Capitale, che ha aperto a carico del pm Valter Brunetti un fascicolo con l’ipotesi di depistaggio, oggi arricchito dalle ulteriori conferme emerse dall’inchiesta a carico di Piccirillo.

Fatti sui quali nei mesi scorsi si erano appuntati i riflettori della Commissione Parlamentare Antimafia, a seguito di due specifiche interrogazioni presentate rispettivamente dagli onorevoli Marcello Taglialatela e Massimiliano Manfredi.

 

Su Piccirillo, peraltro, vertevano altre due durissime interrogazioni, entrambe ignorate dal pm Brunetti quando considerava “credibili” le calunnie di Piccirillo, Turco & C. contro l’avvocato Varriale ed i suoi assistiti: la prima, relativa ai crimini di Telegomorra e ai pericoli di inquinamento sociale tra i giovani connessi ai neomelodici in odor di camorra, era stata presentata l’8 luglio 2008 dal senatore IDV Pancho Pardi ed altri numerosi parlamentari.

Ancora più esplicita la seconda, presentata dal deputato M5S Angelo Tofalo il 13 giugno 2014, incentrata sui rapporti nella società Publimedia 96 fra Pasquale Piccirillo e Cipriano Chianese, colletto bianco del clan dei Casalesi, fazione Bidognetti, condannato definitivamente per 416 bis.

 

Napoli, 12 marzo 2018

Julie Italia

redazione

 

www.julienews.it

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di Redazione
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