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Servizi socio-assistenziali, a Napoli si rischia la paralisi


Servizi socio-assistenziali, a Napoli si rischia la paralisi
07/06/2010, 16:06

Napoli – I servizi socio-assistenziali a Napoli e in Campania rischiano il blocco totale prima dell’estate. Lo denuncia il gruppo di imprese sociali Gesco, avvisando che potrà non essere più in grado di garantire l’assistenza a centinaia di migliaia di persone se non si sbloccheranno i pagamenti da parte dell’Asl Napoli 1 Centro e del Comune di Napoli.

La questione non riguarda solo le case famiglia per bambini e ragazzi, che stanno drammaticamente chiudendo: rischiano di restare senza assistenza migliaia di anziani e disabili assistiti attraverso l’Adi, il servizio di Assistenza domiciliare integrata (dove “integrata” significa a gestione sia sanitaria che sociale), e di sospendere le prestazioni i centri e i progetti per senza dimora, tossicodipendenti, immigrati.

«La Regione Campania – afferma il presidente di Gesco Sergio D’Angelo – ha considerato prioritaria la questione del pagamento degli stipendi dei dipendenti Asl, e secondario l’indebitamento verso i fornitori, privilegiando tuttavia quelli del profit, che in qualche modo hanno contribuito al deficit della sanità, per la sovrapposizione degli interventi o la loro scarsa qualità. Chiediamo al nuovo presidente Stefano Caldoro che la Regione si occupi della sanità in maniera strutturale, chiedendo più fondi al governo centrale se è necessario e non rischiando il collasso dei servizi o la chiusura degli enti del terzo settore che erogano le prestazioni».

«Per quanto riguarda il Comune di Napoli – conclude D’Angelo – sono tre anni che non risolve la questione dell’indebitamento con le cooperative sociali. Nel frattempo si rende protagonista di continui rimpalli di responsabilità con la Regione Campania, lasciando che chiudano le case famiglia e mettendo a repentaglio non solo i servizi per i bambini ma anche quelli per miglia di persone disagiate. Perciò chiediamo che istituisca immediatamente un tavolo di confronto con il terzo settore, per discutere di misure di cessione del credito valide e tempestive, prima che sia troppo tardi».

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di Redazione
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