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Dopo verifiche sulle assegnazioni effettivamente di diritto

Sfratti esecutivi a via Dalbono: tensione e malori


Sfratti esecutivi a via Dalbono: tensione e malori
20/07/2011, 18:07

PORTICI - Momenti di grande tensione questa mattina a Portici nel complesso popolare di via Dalbono per lo sfratto esecutivo di tre famiglie in applicazione di una normativa regionale che prevede la regolarizzazione degli immobili secondo la quale se un componente del nucleo familiare ha commesso reati di associazione mafiosa non è consentito accedere a questi edifici residenziali. Le assegnazioni furono effettuate nel 1985 in via provvisoria poi col passare del tempo, e con leggi sempre più dettagliate, si è passati ad effettuare delle verifiche per stabilire in via definitiva chi avesse o meno effettivo diritto ad avere gli alloggi. Quindi molti nuclei presenti sono stati regolarizzati altri sono ancora in attesa di un’assegnazione , altri ancora non sono  stati ritenuti idonei secondo la legge regionale 13/2000 sulla “Regolarizzazione delle occupazioni abusive degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Risarcimento danni alla pubblica amministrazione e modifica all’articolo 11 della legge regionale 2 luglio 1997, n.18”secondo cui la regolarizzazione non può avvenire per “soggetti o coniuge che hanno subìto condanne penali per reati associativi (Articolo 2 comma d)”. Situazione nella quale si trovavano le famiglie che questa mattina si sono imbattuti nelle forze dell’ordine che gli intimavano  di lasciare l’immobile. Tra questi la signora Antonietta con 5 figli che vanno dai 21 a 3 anni di vita, vedova e poi risposata con un uomo che ha commesso i reati ascritti e che, da quando ha avuto l’ingiunzione, non è riuscita a trovare un’abitazione alternativa e questa mattina ha vissuto momenti di angoscia tanto da farsi anche del male da sola. Sono storie difficili da vivere, da entrambe le parti, e da raccontare; la giustizia fa la sua parte ed è sacrosanta, il lato umano però non riesce a far reprimere la tenerezza che esprimono i più giovani che si vedono negare un tetto dove vivere ed ai quali è ancora più difficile spiegare che quella sia una cosa giusta.  
 

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di Simona Buonaura
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