Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Napoli, proteste degli sgomberati: "Trattati come bestie"

Sgombero in via Brin, gli immigrati: "Preferiscono la monnezza a noi"

Sul posto anche il generale Luigi Sementa

.

Sgombero in via Brin, gli immigrati: 'Preferiscono la monnezza a noi'
02/08/2011, 18:08

NAPOLI - Una storia che si ripete. Anni di sgomberi, interventi della polizia, arresti ingiustificati. Ragazzi senza pace. Giovani provenienti dai Paesi dell’Africa dove la guerra li ha segnati per sempre. Le cicatrici sul volto raccontano delle faide in Sierra Leone, degli esodi a colpi di armi da fuoco, degli stenti. E dopo mille disavventure nelle loro terre, sono costretti a subire anche qui, nel civilissimo Occidente, continui sgomberi e decisioni fallimentari che allo stato non gli hanno garantito un futuro. Dopo più di un anno gli immigrati che vivevano nel ghetto di via dell’Avvenire, quartiere Pianura, sono stati sgomberati anche dall'ex officina Brin. Una scelta, quella di destinarli negli edifici della periferia orientale di Napoli, firmata dall’allora assessore alle Politiche Sociali Giulio Riccio, che è stata cancellata di fatto in un sol colpo dalla nuova amministrazione comunale. “Preferiscono la monnezza a noi…” dicono disperati i ragazzi di via Brin.
 Alle 8 del mattino i vigili urbani sono entrati nella struttura per liberarla generando tensione e caos. In quell'area non potranno vivere più: il Comune di Napoli ha infatti deciso che lì verrà realizzato un sito di trasferenza per i rifiuti. Forse aprirà a settembre, ma questa è un’altra storia. Resta invece la rabbia e l’amarezza di chi da anni viene trattato come un pacco postale, spedito a più riprese in luoghi in cui nessuno vivrebbe e da dove prima o poi verrà cacciato.
 Al momento i giovani migranti sono davanti alla struttura in attesa di recuperare effetti personali e documenti. Dopo 16 mesi passati nella sede dell'ex officina Brin, l'odissea per circa 120 immigrati, per lo piu' africani, sembrava essersi conclusa venerdi' scorso quando il Comune aveva deciso di offrire loro una sistemazione all'Istituto Don Bosco.
Purtroppo i posti letto disponibili erano solo 80; gli altri, 45 in tutto, tornarono all'ex officina Brin. Stamattina la megaoperazione dei vigili di Palazzo San Giacomo: un blitz in pompa magna, con tanto di manette, manganelli e perquisizioni. “Sono arrivati alle 8 in punto - spiega Gennaro Laudiero del sindacato Usb che da questa mattina segue la vicenda - li hanno svegliati e trascinati fuori. La storia di questi ragazzi e' lunga: vengono da via dell'Avvenire a Pianura, furono lasciati qui temporaneamente dalla vecchia amministrazione. Sono passati 16 mesi. Molti di questi ragazzi dovevano andare in una scuola a via Janfolla mai ristrutturata e quindi mai aperta. Venerdi' scorso c'e' stato un primo trasferimento al Don Bosco dopo lunghe trattative con l'assessorato alle Politiche Sociali, ma 40 migranti sono rimasti fuori e sono tornati qui. Ora stiamo aspettando che qualcuno del Comune di Napoli venga ad aprire i cancelli per potere permettere loro di prendere gli effetti personali”. “Uno dei ragazzi che dormivano nell'officina, Mohamed Goumbane, sprovvisto di documenti al momento dello sgombero - racconta Laudiero - e' stato arrestato”. Versione dei fatti che loro, i ragazzi di via Brin, contestano. Gli agenti della polizia Municipale li avrebbero insultati, persino picchiati. È Mohamed Goumbane a raccoltarlo al cronista: “Guarda, ho ancoraq la maglietta strappata – dice indicando la canottiera – Perché mi hanno trattato così? Ho detto che stavano violando un diritto umano, quello alla casa, ma loro se ne sono fregati. Qui ci siamo venuti perché ci hanno portato gli assistenti sociali del Comune, gli stessi che ora non rispondono nemmeno al telefono quando cerchiamo di contattarli. Ci hanno lasciato senza cibo, l’acqua invece ce l’ha portata una troupe di una televisione privata che ci ha portato una cassa di bottiglie di minerale”. Senza cibo, né effetti personali. Telefonini, vestiti, documenti, tutti ancora chiusi in quel capannone che dovrebbe ospitare un sito di trasferenza. Lasciati senza alcun custode,  come monnezza. Un anno dopo lo scenario a Napoli non cambia. Cristo si è fermato in via Brin.

Commenta Stampa
di Davide Gambardella
Riproduzione riservata ©

Correlati