Cronaca / Giudiziaria

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Scoop di Repubblica che mostra la falsificazione

Shalabayeva e la figlia espulse dall'Italia mediante documenti falsi


Nella foto la piccola Alua
Nella foto la piccola Alua
13/11/2013, 13:57

ROMA - Saltano fuori novità nella vicenda dell'espulsione dall'Italia di Alma Shalabayeva e della figlia Alua. 
Come si ricorderà, le due donne vennero arrestate dalla Polizia italiana il 28 maggio dopo una incursione con una cinquantina di elementi nella villa dove abitavano. La loro espulsione venne decisa da un Tribunale italiano, il 31 maggio e le due donne nella stessa giornata vennero caricate su un aereo privato messo a disposizione dal dittatore del Kazakistan.
Tuttavia c'è un dettaglio, di cui parla Repubblica oggi, che si è saputo dopo. Tra i documenti presentati al giudice, mancava quello che affermava che la piccola Alua era figlia di Alma. L'unico documento relativo a lei era il passaporto centrafricano, in quel momento nelle mani della Polizia, che l'aveva sequestrato durante l'incursione. Quel documento era essenziale: senza, la bambina non poteva essere espulsa; e se Aula non poteva essere espulsa, non poteva esserlo neanche la mamma: la legge italiana proibisce una cosa del genere. All'improvviso - non si sa come e da dove - compare un documento:  il certificato di ritorno numero 0007492, intestato ad Alua Ablyazova, valido solo per un giorno, fino al primo giugno. In esso Alua viene qualificata come "cittadina della Repubblica del Kazakistan". 
C'era un errore, che il giudice non ha notato: la bambina era indicata nata in Italia, mentre in realtà è nata a Londra. Ma non era l'unico errore di quel documento. Un altro errore era la foto. E' stato necessario affidare l'esame ad un perito, ma si è scoperto che la foto della bambina sul documento era stata manipolata. In pratica, era stata presa la foto dal passaporto sudafricano, scannerizzata, era stato cancellato l'inchiostro presente sulla foto e poi incollata al documento kazako. Ma il lavoro era stato fatto con un programma tipo Photoshop in fretta e furia, tanto che, guardando attentamente la foto, si nota un tratto con una ombreggiatura uniforme e non progressiva, come avviene di solito. A scoprirlo l'avvocato Astolfo D'Amato, che difende Madina, una delle figlie della Shalabayeva. 
A questo punto la domanda è d'obbligo: chi ha potuto prendere il passaporto conservato dalla Polizia, scannerizzare la foto della bambina e creare il documento falso? Perchè certo, magari i kazaki potevano fare il lavoro materiale, ma non avevano il passaporto centrafricano da cui prendere la foto. A meno che la Polizia italiana non abbia collaborato con le autorità kazake ben al di là di quanto è previsto dagli accordi internazionali. Molto, molto al di là.  

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di Antonio Rispoli
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