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Sara è nata in Italia, indossa lo hijab per motivi religiosi

Si rifiuta di togliersi il velo, le aziende la scartano


Si rifiuta di togliersi il velo, le aziende la scartano
12/04/2013, 17:03

LODI- Sara  Mahmoud è una ragazza di 21 anni nata a Milano da genitori di origini egiziane. Come tanti giovani suoi coetanei  che studiano e si mantengono gli studi con occupazioni saltuarie, sta cercando un lavoro part-time da affiancare alla sua attività di studentessa. Invia il suo curriculum con foto allegata verso diverse società interinali, ma riceve sempre la stessa risposta : “ Se non togli il velo non possiamo prenderti”.

Sara, infatti, è musulmana. Secondo il rituale della sua religione, indossa lo hijab ( letteralmente, nascondere lo sguardo, celare), velo  che adempie  alle norme minime di velatura delle donne, così come sono sancite dalla giurisprudenza islamica. Non si tratta, dunque, del niqab, che copre interamente il viso lasciando scoperti solo gli occhi, ma del velo più diffuso tra le donne musulmane che copre solo i capelli, le orecchie e il collo e può essere di vari colori e tessuti.

Una delle ultime aziende a cui Sara aveva inviato domanda di lavoro, una società di volantinaggio attiva nelle fiere lombarde, avrebbe così risposto alla sua richiesta: “ Sei molto carina, ci piacerebbe farti lavorare con noi, ma sei disposta a toglierti lo chador?” Sara rifiuta ringraziando con proverbiale cortesia il responsabile risorse umane della società che nella mail di replica scrive: “ Immaginavo ma i clienti non saranno così flessibili”.

Dopo l’ennesimo respingimento la ragazza decide di rivolgersi al Tribunale di Lodi per fare ricorso “per "accertare e dichiarare il carattere discriminatorio dei comportamenti " della società.

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di Felice Massimo de Falco
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