CRONACA - Sesso

CATANIA. ECCO I VERBALI DELLE "NINFOMANI PERBENE"

Si "scopa" sei uomini e poi fa sesso col marito

Si 'scopa' sei uomini e poi fa sesso col marito

01/09/2010, ore 16:30 - 

 CATANIA - Un’avventura tutta da raccontare, da leggere, da giudicare. Destinata a fare storia. Almeno per gli amanti del sesso. Sott’accusa finiscono i vizi privati di una serie di coppie siciliane e ben 11 ninfomani. Coppie come tante. Gente comune. Professionisti, casalinghe, impiegati, operai. Assidui frequentatori del club “Sesto senso” di Catania. Un locale molto conosciuto e frequentato per dare sfogo ad ogni istinto o passione sessuale: orge, scambi, ammucchiate fino ad ogni sorta di “gioco erotico” che la fantasia possa partorire. Senza limiti, senza censura, senza pudore. Nessuno, però, pensava che quei vizi, quei momenti di godimento collettivo, potessero trasformarsi in reati. O, in attesa del processo e della sentenza, potessero suscitare l’interesse degli investigatori. Anche perché, dalle prime dichiarazioni raccolte e dalle indagini, non è stato ancora dimostrato che le “prestazioni” fossero a pagamento. E lo hanno confermato sia le donne che i mariti.
Partiamo dall’inizio e torniamo al 26 giugno scorso. Non è un giorno come tanti. A mezzanotte in punto nel parcheggio del “Sesto senso” c’è un traffico intenso. Troppe macchine. Impossibile che siano tutte dei clienti. Gli addetti all’ingresso del locale fanno appena in tempo a mettere a fuoco la situazione che scatta il blitz dei carabinieri. I cinque titolari del locale ed undici mariti di donne “lussuriose” portate in cella. L’accusa è pesante: associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione Le prove in dei filmati rubati attraverso telecamere installate nei condizionatori e all’esterno dei locali. Telefonate intercettate, microspie, pedinamenti. Gli investigatori non hanno lasciato nulla al caso. Un anno di indagini fino a quando il Gip Antonella Romano, su richiesta del Pm Rocco Liguri, firma i mandati di cattura. Tutti scarcerati dal Tribunale della libertà. A fare la differenza le dichiarazioni delle mogli. Hanno difeso i mariti rilasciando delle dichiarazioni che hanno provocato stupore e probabilmente imbarazzo tra gli stessi agenti che ascoltavano e redigevano il verbale. “Non siamo prostitute, non c’è cessione di denaro. Lo facciamo per dare sfogo alle nostre passioni”. Parole puntuali, precise, che raccontano le loro avventure sessuali nei minimi particolari, con dovizia di dettagli. Innanzitutto, parliamo nella maggior parte dei casi di “scambisti”, ossia coppie che si recavano in quel locale per fare sesso insieme ad altre coppie. Tutti tesserati. Abituali frequentatori del “Sesto senso”. Nessuna conoscenza approfondita. Si dava sfogo all’istinto, alla fantasia con l’obiettivo di godere tutti insieme. Al massimo, raramente, ci scappava una rapida colazione all’alba. Poi si tornava a casa come se nulla fosse successo per riprendere la vita di tutti i giorni. “Una volta entrati nel club - ha dichiarato una delle donne denunciate - , io e il mio compagno, dopo aver salutato le altre coppie da noi conosciute ed altre che non conosciamo, ma con le quali si entra subito in amicizia,cominciamo a ballare nella sala discoteca. Oppure dialoghiamo seduti sui divanetti. Se vi è simpatia, si va nella prima stanza libera per giocare”. E che gioco. “Rapporti sessuali di tutti i tipi - continua la donna -: anali, vaginali, orali, vengono consumati con più persone in una stanza o sui divani, se c’è poca gente. Non abbiamo mai percepito soldi, né io né il mio compagno”.
Un’altra donna finita nello scandalo, coniugata e casalinga, è ancora più chiara: “Frequento il club in maniera non assidua ma sempre con mio marito. Ci conosciamo da nove anni, lui è carpentiere. Al club ed anche a casa abbiamo scambi sessuali con altre coppie. Al club succede che ci intratteniamo anche con <single>, con i quali, talvolta, abbiamo rapporti sessuali in tre. Se a mio marito qualche volta non piace partecipare, come in certi casi può accadere, lui guarda me con gli altri uomini e le altre donne. L’obiettivo è quello di giocare, avere rapporti sessuali a 360 gradi. Non ho mai incassato denaro. Lo faccio per puro piacere e sempre i presenza di mio marito”. Sfogliamo i verbali e le confessioni si susseguono. “Costringo mio marito a partecipare alle orge”. “Lo faccio solo per dare sfogo alle mie perversioni, alle mie passioni. Il denaro col sesso non c’entra”. Raccontano tutto con una disinvoltura disarmante. La confessione che, però, ha destato maggiore scalpore, è quella di una “ninfomane perbene”: “faccio sesso con sei, poi tocca a mio marito”. Insomma, prima di fare sesso col compagno, deve “scoparsi” altri sei uomini. Altrimenti non è contenta. E lo dice proprio per respingere le accuse dei magistrati. Non ci stanno ad essere paragonate alle “mignotte”, ad essere considerate prostitute. Né vogliono che i mariti siano considerati dei “magnacci”. Ossia, maschi che portano le loro donne nei locali per venderle al primo che capita in cambio di soldi. Respingono le accuse, non voglio assolutamente essere etichettate in questo modo. E difendono i loro cari maritini, coi quali hanno condiviso ogni minuto del loro godimento. Un godimento collettivo che diventa un abitudine, per alcune coppie addirittura un hobby. “La cosa più divertente è la gang bang - continua la ninfomane perbene -, ossia pochissime donne, al massimo due, con tanti uomini, otto, sedici, magari venti. Strabiliante davvero, guardi. Mi piace fare sesso con gente varia e alla presenza di mio marito”. Come detto, per loro il sesso è una passione, una perversione, un hobby. Che, vista l’accusa dei magistrati, potrebbero costare davvero caro.

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