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La curiosità

Si spacciò per sindaco e salutò Cossiga


Si spacciò per sindaco e salutò Cossiga
21/08/2010, 14:08


CAMEROTA (Sa). Un sindaco conversa amabilmente con l’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Il presidente gli sorride e accetta di farsi fotografare, mentre le guardie del corpo tengono a debita distanza le altre persone. Una scena, tutto sommato, normale. Se non fosse per un particolare di non poco conto: quel sindaco è un falso primo cittadino. Cossiga non lo sa, come pure le guardie del corpo, i carabinieri, i suoi collaboratori, i responsabili della sicurezza. Ad accezione, ovviamente, del falso sindaco, Franchino Sansiviero, di Camerota, attualmente vice presidente della societá "La Calanca srl" che gestisce i parcheggi comunali della cittadina cilentana. Una beffa, compiuta dal "sindaco" Franchino, 18 anni fa, nel marzo del 1992, quando numerosi sindaci del Cilento si recarono al Quirinale per parlare con il Capo dello Stato per evitare il trasferimento, deciso dall’allora ministro dell’Interno, di alcuni boss della camorra nei comuni di Camerota e Roccadaspide, per un soggiorno obbligatorio. Franchino Sansiviero arrivò a Roma con l’amico Pierpaolo Guzzo (assessore comunale a Camerota) e con l’allora sindaco Giosuè Mazzeo. All’ingresso del Quirinale fu subito bloccato. «Ci dispiace deve attendere fuori, il presidente riceverá solo i sindaci». Ma Sansiviero non si perse d’animo, la voglia di conoscere personalmente il presidente della Repubblica era tanta. Ed oggi tra la commozione per la morte di Cossiga, quei ricordi affiorano. «Mi ricordo che uscii fuori ad aspettare -racconta Sansiviero - ma fortunatamente, dopo qualche minuto, passò un mio amico, allora sindaco di Altavilla Silentina che mi chiese di mantenergli la fascia tricolore che si era leggermente scucita. Lui ne indossò una nuova, che aveva portato come riserva, mentre io indossai quella scucita». E nel momento del controllo all’ingresso del Quirinale: «Sono il sindaco di Acquavena (comune inesistente), devo partecipare ad un incontro con il presidente». «Le guardie mi fecero passare immediatamente e mi accompagnarono fino alla stanza del presidente - racconta- ricordo c’erano giá schierati numerosi sindaci del Cilento. Con molta discrezione mi misi in fila anch’io, e quando il presidente Cossiga volle salutare tutti i sindaci, io mi presentai nuovamente come il sindaco di Acquavena».

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di Vincenzo Rubano
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