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A Damasco in migliaia in piazza: l’esercito spara

Siria, è “venerdì della collera”: si temono altri massacri

L’Ue fa sapere che sono possibili forti sanzioni

Siria, è “venerdì della collera”: si temono altri massacri
29/04/2011, 14:04

DAMASCO – L’annuncio era stato dato diversi giorni fa in Rete. In Siria il “venerdì della collera” è iniziato e migliaia di manifestanti sono scesi in strada nella città di Damasco e in particolare nel quartiere di Saqba. Le manifestazioni contro il regime di Bashar al-Assad sono riprese a pieno ritmo e a Daraa, da settimane epicentro della protesta, i soldati siriani hanno iniziato a sparare colpi, per il momento di avvertimento, in aria, per obbligare gli abitanti a rimanere nei propri appartamenti. Il timore, per una protesta che conta oltre 500 vittime a partire dallo scorso 15 marzo, è che, come già verificatosi nei giorni scorsi, i colpi delle forze governative possano essere diretti nuovamente sui civili. In altre parole, si temono nuovi massacri in Siria: l’opposizione, in tutti i social network, esprime solidarietà a Daraa, appello al quale si sono uniti per la prima volta i Fratelli Musulmani. Il regime del presidente siriano Bashar al-Assad, dal canto suo, fa capire molto chiaramente di essere deciso a reprimere con fermezza qualsiasi atto di contestazione. Non è un caso che a Damasco il regime stia dispiegando le proprie forze tra le arterie della città, dove tra poco inizierà la preghiera del venerdì, ribattezzata per questa giornata come il “venerdì della collera”. Intanto a Daraa, città epicentro della rivolta e della feroce repressione del regime, da cinque giorni, mancano le forniture di acqua, luce e telecomunicazioni, staccate dalle truppe, che impediscono qualsiasi rifornimento, lasciando nella disperazione la popolazione locale, che denuncia il rischio di catastrofe umanitaria se presto non si interverrà. Proprio su un probabile intervento, l’Unione europea, a poche ore dal vertice dei 27 sulla Siria, ha fatto sapere che ci sarebbe un ampio consenso al suo interno sulla necessità di inviare attraverso le sanzioni, un “messaggio” a Damasco perché metta fine alla repressione delle manifestazioni di piazza e riprenda il dialogo con l’opposizione.

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di Antonio Formisano
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