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Il presidente Obama condanna duramente la violenza

Siria, anche bambini nel “Massacro del venerdì santo”

Su Facebook la pagina degli attivisti “Syrian Revolution”

Siria, anche bambini nel “Massacro del venerdì santo”
23/04/2011, 10:04

DAMASCO - Vi sono anche diversi bambini tra le oltre 80 persone rimaste uccise ieri, durante la violenta repressione governativa delle manifestazioni in Siria, che l’opposizione del presidente Bashar al Assad ha chiamato “Il massacro del Venerdì Santo”. È quanto denuncia Amnesty International, chiedendo l’immediata fine della repressione e l’avvio di un’inchiesta sull’accaduto. Gli attivisti, invece, parlano di un numero ancora maggiore di vittime: oltre 112 secondo un’attivista della città di Homs, una delle città dove si sono registrati gli scontri più violenti, dove è stata fornita la lista completa dei “martiri” e il luogo della loro uccisione. Tra questi compaiono anche una bimba di quattro anni e un bambino di dodici anni. È sempre degli attivisti inoltre l’iniziativa di aprire sul sito di Faceboook la pagina “Syrian Revolution”, che conta quasi 130.000 utenti: l’ultimo messaggio caricato intorno alle 5:00 in Siria (le 4:00 in Italia) contiene la lista in arabo dei nomi e cognomi delle 112 persone uccise.
Da Washington, intanto, Barack Obama ha condannato “nel modo più duro possibile” l’uso della forza da parte dell’esercito siriano contro i dimostranti. “Questo vergognoso uso della forza per fermare le violenze deve fermarsi subito”, ha detto il presidente Usa. L’abrogazione da parte del governo siriano della legge di emergenza, che è stata decisa il giorno prima dei violenti scorsi e che avrebbe dovuto permettere manifestazioni pacifiche, “non è stata adottata seriamente, considerato che è continuata la repressione violenta delle proteste”, ha detto ancora Barack Obama. Il presidente americano ha poi accusato il governo siriano di “vergognosi abusi dei diritti umani”. Il popolo siriano ha chiesto le libertà di cui le persone di tutto il mondo dovrebbero poter godere, la libertà di espressione, associazione, riunione pacifica e la possibilità di scegliere liberamente i propri leader. “Il presidente Assad e le autorità siriane - ha concluso Barack Obama - hanno ripetutamente rifiutato le loro richieste e scelto la strada della repressione”. Ragionamento analogo anche per il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon, che ha invocato l’immediata fine della repressione ed ha chiesto a Damasco di rispettare i diritti umani.

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di Antonio Formisano
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