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Firmato il protocollo. Entro 72 ore il primo team

Siria: il regime dice “si” agli osservatori nel Paese

Opposizione scettica: manovra per prendere tempo

Siria: il regime dice “si” agli osservatori nel Paese
20/12/2011, 09:12

DAMASCO – Alla fine la Siria ha detto “si” all’invio di osservatori nel proprio Paese. La proposta era stata lanciata dalla Lega Araba, ma il regime si era detto contrario: ieri, invece, dopo settimane di braccio di ferro, il protocollo dell’organizzazione pan-araba è stato firmato. A siglarlo sono stati il viceministro degli Esteri siriano, Faisal al-Maqdad, e il segretario generale della Lega Araba, Nabil al-Arabi, nel corso di una cerimonia al Cairo. L’auspicio ora è di una reale e repentina attuazione di quanto il protocollo prevede: secondo quanto predisposto dal documento, infatti, un primo team di osservatori della Lega Araba dovrebbe raggiungere Damasco entro 72 ore. La missione degli osservatori durerà per un mese e potrà essere rinnovata, mentre il team sarà composto da “osservatori giuridici, amministrativi e della sicurezza”, a cui si aggiungeranno altre squadre, inclusa una di esperti di diritti umani.
La notizia, però, vede scettica l’opposizione siriana, per la quale la decisione del regime di Damasco di accettare l’arrivo di osservatori arabi nel Paese, altro non sarebbe che una “manovra” per guadagnare ulteriore tempo e uno “stratagemma” del regime per sottrarsi alle sanzioni e alla condanna della comunità internazionale. A salutare positivamente l’ok di Damasco è invece la Russia: “Noi riteniamo che il documento firmato al Cairo garantisca sicurezza al popolo siriano e contribuisca a stabilizzare la situazione”, ha commentato il ministero degli Esteri di Mosca in un comunicato. Intanto, malgrado il gesto di distensione del regime, la situazione sul terreno rimane assai critica: secondo gli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, nelle ultime ore i morti registrati sono 100, di cui 72 soldati dissidenti caduti nella regime nordoccidentale di Idlib. I militari ribelli sarebbero stati uccisi dal fuoco delle forze di sicurezza mentre cercavano di abbandonare le loro posizioni a Kanafra e Kafr Awid

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di Antonio Formisano
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