Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

L’esercito entra a Banias nonostante lo “scudo umano”

Siria: nuovo venerdì di sangue. Oltre 30 morti

Daraa rimane assediata dalle truppe del regime

Siria: nuovo venerdì di sangue. Oltre 30 morti
07/05/2011, 11:05

DAMASCO – Che si chiami “venerdì della collera” o “venerdì della sfida” il punto non cambia: tra proteste anti regime, repressione delle autorità e arresti, il numero delle vittime continua a salire. Anche per l’ottavo venerdì consecutivo di protesta è di oltre circa 30 morti e diversi feriti il bilancio delle vittime in Siria. Tra questi, almeno 16 dimostranti sono stati uccisi dalle forze di sicurezza nella località di Homs, 160 chilometri a nord della capitale Damasco: secondo fonti governative anche dieci fra poliziotti e militari sono morti a causa di attacchi di gruppi “terroristi”. Il regime, intanto, aveva annunciato il ritiro dei carri armati da Daraa, epicentro delle proteste e teatro della dura risposta del regime. Testimoni oculari citati dalla stampa e dalle tv panarabe hanno invece affermato che Daraa rimane assediata e che nuovi blindati sono apparsi da ieri sera all’esterno e nel cuore di città da settimane già in agitazione come Banias, Homs, Latakia. I residenti di Daraa raccontavano inoltre che alcuni cecchini continuano a rimanere sui tetti di alcuni edifici, anche se “da due giorni hanno smesso di sparare sui passanti”.
Proprio a Banias, una delle roccaforti della protesta contro il governo di Damasco, fanno sapere gli attivisti per i diritti umani che soldati e tank dell’esercito siriano sono entrati da tre punti diversi della città costiera e si sono dirette verso i quartieri sunniti, nonostante gli abitanti della città abbiano formato degli scudi umani per impedire l’ingresso dei carri armati. Anche le moschee continuano ad essere tutte occupate dai militari e, nonostante l’arrivo di un convoglio di viveri e medicinali della Croce Rossa, la città continuerebbe a esser privata dei beni di prima necessità. La repressione in Siria non si ferma, dunque, e questo nonostante le pressioni e le minacce internazionali. Gli Stati Uniti, infatti, hanno minacciato “nuovi passi” contro il governo di Damasco se non cesserà la repressione contro i manifestanti: Washington ha definito “deplorevoli le azioni della Siria contro il suo popolo” e soprattutto meritevoli di “una forte risposta internazionale”.

Commenta Stampa
di Antonio Formisano
Riproduzione riservata ©