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Decise le sanzioni per diversi esponenti del regime libico

Siria: si continua a sparare. Arriva la condanna Ue

Altri 1.500 sfollati sono giunti al confine con la Turchia

Siria: si continua a sparare. Arriva la condanna Ue
24/06/2011, 15:06

DAMASCO – La storia si ripete ormai allo stesso modo dalla metà di marzo. Anche questo venerdì delle preghiere in Siria si è trasformato in occasione per manifestare contro il regime di Bashar al-Assad, e soprattutto, come ormai avviene da diverse settimane, alle manifestazioni di protesta le forze di sicurezza hanno risposto aprendo il fuoco, nel tentativo di disperdere i contestatori. Pare sia elevato, anche se non ancora registrato con esattezza, il numero di persone rimaste ferite in questi nuovi scontri con le forze di protezione di Assad. A rendere chiaro lo stato dei numerosi ribelli, lo slogan più significativo di questa giornata di protesta: in piazza, infatti, a farla da padrone, il grido di “Bashar non è più il mio presidente e il suo governo non mi rappresenta più”.
Intanto, la delicata questione siriana è approdata sul tavolo del Consiglio europeo riunitosi a Bruxelles. I capi di Stato e di governo dei Ventisette condannano nei termini più assoluti la repressione e la violenza che il regime siriano perpetra nei confronti dei suoi stessi connazionali. Il regime di Bashar al-Assad, nel momento in cui sceglie e attua la via della violenza e della repressione sui manifestanti civili, mette in discussione la sua legittimità: è stato questo l’appello venuto fuori a Bruxelles. Ciò che viene chiesto è l’approvazione di una risoluzione di condanna contro il regime di Assad.
L’Unione Europea nel frattempo ha imposto sanzioni a carico di tre capi dei Guardiani della Rivoluzione Islamica iraniani, il corpo scelto dei cosiddetti “pasdaran”, per complicità con le forze siriane nella repressione, per la quale avrebbero fornito “sostegno e mezzi”: si tratta del congelamento dei beni e del divieto di viaggio all’interno dell’Ue. Sanzioni analoghe sono inoltre state decretate contro ulteriori quattro cittadini siriani, tra cui due cugini di Assad, e altrettante società.
Al confine con la Turchia frattanto è proseguito l’esodo dei profughi che tentano di sottrarsi all’avanzata dei carri armasti governativi: nelle ultime 24 ore hanno varcato la frontiera più di 1.500 nuovi sfollati, per un totale che sfiora le dodicimila unità. Nonostante il numero dei soldati siriani visibili sia calato il governo di Ankara comunque non sta a guardare e, oltre ad accogliere i fuggiaschi, si tiene “in continuo contatto” con le autorità del Paese vicino, al fine di stimolarle ad attuare le riforme promesse da Assad.

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di Antonio Formisano
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