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Sisma Emilia: Save the Children, avviata a Finale Emilia il primo Spazio a Misura di Bambino


Sisma Emilia: Save the Children, avviata a Finale Emilia il primo Spazio a Misura di Bambino
30/05/2012, 15:05

Save the Children, in accordo con il Sindaco della cittadina di Finale Emilia, ha avviato nel campo di Finale Stadio, il più grande nella cittadina emiliana colpita dal sisma e gestito dagli Alpini, le prime attività di supporto psico-sociale dei bambini colpiti dal terremoto in Emilia, finalizzate ad aiutarli ad elaborare e col tempo superare il trauma subito.
“I bambini hanno subito un forte shock psicologico a causa del terremoto: sono stati costretti ad abbandonare le loro case improvvisamente durante la notte, hanno perso amici o parenti, e ora sono costretti a vivere in campi sfollati insieme alle famiglie. Inoltre lo sciame sismico che è seguito nella scorsa settimana e soprattutto le forti scosse di ieri li hanno fatti ripiombare in uno stato di vero e proprio terrore. La nostra esperienza internazionale nella risposta alle emergenze, nonchè nel post terremoto in Abruzzo, ci insegna che è assolutamente necessario dare loro uno specifico supporto. I nostri operatori specializzati stanno facendo svolgere ai bambini le normali attività quotidiane: stare insieme, anche lontani dall’ansia che gli adulti involontariamente possono trasmettere, in un posto sicuro dove giocare e disegnare, li aiuterà a rientrare gradualmente nella routine e sentirsi nuovamente al sicuro”, ha dichiarato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia.
I bambini hanno una grossa capacità di resilienza, ma bisogna accompagnarli con attenzione in un percorso di recupero, soprattutto in un contesto in cui sono privati dei luoghi e delle attività che in quanto routinarie, rappresentano delle certezze: è il caso ad esempio delle scuole che non riapriranno nella zona colpita. I sintomi dei disturbi da stress post traumatico possono emergere anche a distanza di tempo e possono tradursi anche in fastidi fisici di tipo psicosomatico: mal di testa, mal di pancia, vomito, diarrea.
Nel suo intervento, Save the Children si sta avvalendo anche di operatori specializzati del luogo che svolgeranno questa attività in base alle linee guida dell’organizzazione, perché già inseriti nella realtà locale e nell’ottica di una sostenibilità di medio periodo del progetto. Inoltre, il coinvolgimento del personale locale è particolarmente significativo in quanto dà la possibilità alla gente di riattivarsi economicamente e a sentirsi impegnata e utile.
Gli operatori specializzati dell’Organizzazione stanno svolgendo attività ricreative nel campo di Finale Stadio, dove vivono circa 90 bambini, che possono passare del tempo insieme, giocare, disegnare, oltre svolgere alcune attività educative. Queste attività portano un beneficio diretto anche ai genitori, anch’essi molto provati dal punto di vista psicologico, di affrontare i tanti problemi quotidiani che devono risolvere.
La tendopoli di Finale Stadio, inoltre, dove Save the Children sta lavorando in coordinamento con la Croce Rossa e tutti i soggetti principali che si occupano della protezione dei minori, presenta una forte predominanza della comunità di immigrati e l’Organizzazione sta mettendo in campo anche la propria esperienza con i minori stranieri e le seconde generazioni. Save the Children, infine, sta lavorando per estendere l’intervento, direttamente o in collaborazione con altre organizzazioni, in altre tendopoli, al fine di raggiungere il maggior numero di bambini possibile.

Le storie
“Il terremoto ci ha sorpreso alle quattro del mattino, mio figlio Mohammed si è rifiutato di mangiare per due giorni e ora fa ancora fatica a prendere sonno, ha paura del buio, perché è durante la notte che la terra ha iniziato a tremare”. Il piccolo ha quattro anni ed è l’ultimo dei figli di Sana, 27 anni, originaria del Marocco e residente a San Felice sul Panaro in provincia di Modena. Sana ha anche altre due bambine Lubna e Meriem di 10 e 9 anni. Loro il terremoto di domenica 20 maggio se lo ricordano bene perché sono scese giù in strada di corsa, dal terzo piano di una vecchia palazzina, senza neanche poter prendere le loro bambole preferite. Oggi giocano allegre sotto la tenda di Save the Children, nel campo di Finale Emilia dove sui 475 ospiti totali ben 88 sono minori. Tra questi sono circa cinquanta quelli registrati a due giorni dall’inizio delle attività di Save the Children, di cui sono solo due i bambini italiani, il resto sono tutti originari del Marocco e hanno un'età compresa per lo più tra i quattro e dieci anni. Nonostante le fortissime scosse di lunedì scorso i piccoli nella tendopoli hanno l’aria serena, “perché qui ci sentiamo al sicuro” spiega Sana. “Domani stesso partiamo per il Marocco, io e i bambini senza mio marito che resterà qui a lavorare. Mohammed di tornare a casa non ne vuol proprio sapere, ha paura del zelzal”, parola araba più che mai onomatopeica per indicare il terremoto.

Sotto la tenda adibita a mensa Alessio, 5 anni parla al telefono con la zia a Verona: “Ma hai preso paura te? Io no, ieri è tornato il camion invisibile e la terra ha fatto zamzam”. “Il camion invisibile” che sposta le cose è il modo in cui Alessio giustifica quel tremore violento che arriva dall’ignoto. “Ha perso completamente l’appetito non vuol mangiare nulla da una settimana”, spiega sua madre, Francesca Battaglia di Finale Emilia, “ogni volta che sente anche piccolo rumore sussulta di paura e mi chiede “mamma è tornato il camion invisibile?”

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di Redazione
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