Cronaca / Nera

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Sequestri per 500 milioni di euro, 12 ordinanze di custodia

Smantellato l’impero dei Mallardo nel Sud Pontino


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Smantellato l’impero dei Mallardo nel Sud Pontino
23/03/2010, 17:03

NAPOLI – Undici persone finite con le manette ai polsi e sequestri per un valore complessivo di oltre 500 milioni di euro. Questi i numeri dell’operazione che, tra Campania, Lazio ed altre regioni d’Italia, ha tenuto occupati per due anni 600 uomini, 100 automezzi e due elicotteri. Intercettazioni, pedinamenti, servizi accurati di controllo del territorio ed accertamenti patrimoniali, per fare luce sull’attività imprenditoriale del clan camorristico Mallardo nel basso Lazio. L’operazione, denominata Arcobaleno e coordinata dalla Dda di Napoli, ha fatto chiarezza su un vero e proprio ‘reticolo societario’, realizzato da esponenti del clan Mallardo, attivo nell’area nord di Napoli, e da insospettabili prestanome intestatari di numerose aziende, strutture commerciali e complessi turistici.
Giuseppe Dell’Aquila, detto ‘Peppe ‘o ciuccio’ e considerato ai vertici dell’organizzazione criminale, è riuscito a sfuggire alla cattura ed è tuttora latitante. Le ordinanze di custodia emesse dal gip del tribunale partenopeo sono 12: per otto degli arrestati l’accusa è di associazione per delinquere di stampo mafioso, mentre per tutti il reato contestato è di riciclaggio di capitali di provenienza illecita.
Nell’ambito dell’operazione è stato disposto il sequestro preventivo di 30 società, 198 terreni, 456 fabbricati, tra cui una villa e 71 locali commerciali, 49 conti correnti, 27 tra auto e moto, 2 imbarcazioni e 2 polizze assicurative. I beni sotto chiave hanno un valore totale che supera i 500 milioni di euro. Nel corso dell’operazione sono state inoltre eseguite circa 100 perquisizioni domiciliari e di società nelle disponibilità dei 77 indagati.

Le località scelte dal clan per investire nel mattone erano le provincie di Roma e Latina e le località turistiche di Scalea, Olbia e Ischia. L'organizzazione criminale, sfruttando anche accordi con il clan dei Casalesi nella fazione di Francesco Bidognetti, effettuava tutte le operazioni attraverso due holding imprenditoriali, una gestita dai fratelli Dell'Aquila e l'altra da Carmine Maisto e Domenico Petito. Entrambe le società utilizzavano dei prestanome (collegati ad esponenti dei Mallardo) per effettuare numerose e importanti operazioni immobiliari, permettendo così agli esponenti del clan di riciclare denaro proveniente da attività illecite. Con questo sistema, l’organizzazione aveva superato i confini della Campania, spingendosi nel Lazio, in Emilia Romagna e nelle altre regioni del sud, investendo sempre in zone prestigiose dal punto di vista paesaggistico-ambientale.
“L’operazione, - spiega il coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Alessandro Pennasilico, - serve per dimostrare ancora una volta che pensare alla criminalità organizzata confinata in una regione è pura illusione. Si tratta di uno dei maggiori sequestri compiuti in Italia nell’ultimo periodo ed è frutto della sinergia tra la polizia e la magistratura”.
In alcuni casi, hanno accertato gli inquirenti, l’organizzazione trasferiva gli immobili da una società all’altra prima di rimetterli sul mercato; uno stratagemma che serviva per occultare meglio l’effettivo responsabile dell’investimento e l’accesso ai finanziamenti bancari. Proprio partendo da conti correnti sospetti e utilizzando intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre alle rivelazioni dei collaboratori di giustizia, le forze dell'ordine sono riuscite a sgominare il sodalizio criminale. Uno degli arrestati, Antonio Pirozzi, ha dichiarato al fisco solo 2.900 euro all'anno dal 1999 al 2009.

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di Nico Falco
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