Cronaca / Sanità

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Si lavora senza sicurezze e tutele

Smi, guardie mediche a rischio, nessuno vuole più farle


Smi, guardie mediche a rischio, nessuno vuole più farle
10/04/2012, 18:04

MILANO - «In alcune realtà si rischia la vita, in tutta la penisola si lavora senza sicurezza e tutele. In queste condizioni è normale che nessuno voglia più fare la guardia medica, non solo a Milano, o nel nord in generale, ma nel resto d'Italia». A porre l'attenzione sul problema è il Sindacato dei Medici Italia-Smi, dopo la pubblicazione di un articolo sulla carenza di guardie mediche a Milano. «Nessuno si ricorda di noi, siamo vittima di un'amnesia collettiva - lamenta Pina Onotri, responsabile nazionale Smi per la continuità assistenziale - eppure i medici di guardia medica tutte le notti e tutti i giorni festivi garantiscono l' assistenza h24 ai cittadini, pur lavorando in condizioni pessime. Se le ore messe a bando dalla regione Lombardia per Milano o al nord vanno deserte è per la scarsa valorizzazione dei professionisti che operano in questo settore». Secondo Onotri questo fenomeno «si estenderà in tutto il Paese - continua - perchè l'attenzione nei nostri confronti è scarsa sia quando subiamo un'aggressione, sia quando denunciamo lo stato di insicurezza e fatiscenza delle strutture in cui operiamo, ma anche tutte le volte che chiediamo per le guardie mediche le tutele degli altri professionisti del settore e il riconoscimento del lavoro usurante. Nessuna risposta e nessun sostegno neppure da molti sindacati medici. Lo Smi invece ribadisce la necessità dell'accesso e del ruolo unico». Lo Smi lancia un invito alle altre sigle sindacali a firmare un documento comune con questi spunti: «Ruolo unico, riconoscimento lavoro usurante, parità di tutele, integrazione con le altre figure professionali del territorio con la regia del distretto - conclude Onotri - e un impegno maggiore delle Regioni per la formazione di medici di medicina generale. Rimaniamo in attesa di riscontri concreti, sperando che i particolarismi vengano messi da parte». 

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di Valerio Esca
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