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Caso Meredith, Raffaele nel suo libro “Honor Bound”

Sollecito: “Volevano che mentissi per incastrare Amanda”


Sollecito: “Volevano che mentissi per incastrare Amanda”
18/09/2012, 19:36

Roma – “Volevano che mentissi per incastrare Amanda”, questa è la dichiarazione shock di Raffaele Sollecito. E’ quanto scrive il giovane nel suo libro “Honor Bound” prossimamente pubblicato in America, in Italia il settimanale “Oggi”, domani in edicola, ne rende noto alcuni stralci.

Raffaele Sollecito, il giovane imputato con l'americana Amanda Knox nel processo per la morte della studentessa inglese Meredith Kercher, avvenuta a Perugia il primo novembre 2007, parla di una trattativa accelerata da un avvocato vicino alla pubblica accusa per convincerlo a dire di non sapere cosa Amanda avesse fatto quella sera.

 “Mi accusavano di aver perso la testa per Amanda, e le danze continuavano, fin quando non eravamo tutti furiosi e sfiniti”, scrive il ragazzo.

Inoltre Sollecito, secondo quanto si apprende dal libro, avrebbe, in una lettera indirizzata ai parenti, affermato “Non ho più la forza di sopportare il vostro desiderio di incolpare Amanda di cose di cui non è responsabile e che non merita”.

Raffaele descrive in queste pagine la prima sera passata con la Knox, la notte degli interrogatori e scrive di aver sentito “i poliziotti urlare addosso ad Amanda”. Il ragazzo conclude ripercorrendo le fasi dell’incontro avuto con Amanda negli Usa “Mi ha dato un grande abbraccio del tipo che ci si può dare tra grandi amici o tra fratello e sorella, quelli che condividono uno speciale, indistruttibile legame”.

 

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di Rosa Alvino
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