Cronaca / Sanità

Commenta Stampa

Avvisi per i manager e per i membri della cda

Soresa, inchiesta sulla superconsulenza di Scafuro


Soresa, inchiesta sulla superconsulenza di Scafuro
25/02/2010, 12:02

NAPOLI – Era soltanto una questione di tempo. Prima o poi, e nelle stanze del potere lo sapevano tutti, il caso Soresa sarebbe scoppiato. La Corte dei Conti ha ufficialmente aperto un’inchiesta denunciando un danno erariale di oltre 14 milioni di euro, procurato da “figure intermedie” a cui la società si era rivolta.
Le indagini si concentrano proprio su queste figure intermedie. Un avviso di comparizione è stato emesso nei confronti dei due manager della società, Michele Sandulli e Franco Tancredi, e per i membri del consiglio di amministrazione che nel 2006 firmarono il contratto di ristrutturazione del debito con il pool di banche.
La cosiddetta superconsulenza ha attirato l’attenzione dei giudici, che adesso fanno le pulci alle due società di Omar Scafuro che, per quell’operazione, hanno incassato 14 milioni e 477mila euro. L’intermediazione ci fu, ma secondo i giudici il contratto non fu onorato: da qui il danno erariale.
L’inchiesta tocca però anche un altro aspetto, ovvero il mancato sfruttamento dell’intera provvista finanziaria messa a disposizione dalle banche. In particolare, un quinto dell’anticipo rimase inutilizzato. I soldi in questione sono quelli che arrivarono con la finanziaria regionale licenziata il 29 dicembre del 2005, quando si decise di dare carta bianca alla Soresa per la ristrutturazione del debito attraverso il reperimento di operatori finanziari: all’epoca la cifra in questione era già sbalorditiva, si parlava di 4,5 miliardi di euro.
Il 10 luglio 2006 venne stipulato il contratto tra la Soresa e Caylon, Credit Suisse e Lehman Brothers (gruppo vincitore dell’appalto). A questo punto entrano in gioco gli intermediari: la “Carrington & Cross” e la “Fmg partners corporate advisors”, due società neonate, fondate appena un anno prima, stipulano il contratto con Soresa per fornitura di servizi. La quota che spetta loro è lo 0,65 di provvigione, sui 2,730 miliardi di euro che avrebbero anticipato le banche: alle due società spettavano quindi 17,70 milioni di euro. Il pacchetto comprendeva un call center specializzato, una piattaforma informatica e un monitoraggio per tutta la durata dell’operazione (29 anni).
Secondo i giudici, nei fatti l’accordo non è stato rispettato. I telefoni, seppur attivati, non sono mai stati utilizzati. Le sedi sono in stato di abbandono. I dipendenti delle due società, oltre a non lavorare per la Soresa, usano locali e strumenti della Soresa per fare il proprio lavoro. Eppure, la superconsulenza viene saldata. Non 17 milioni e rotti, ma 14 milioni e mezzo: ancora un altro aspetto sul quale si indaga.
Così come si stanno effettuando accertamenti sul fondo fornito dal pool di banche: a fronte dell’offerta iniziale, 2,7 miliardi di euro, sono stati erogati solo 2,5 miliardi; proprio da questa disparità arriverebbe il cambiamento del compenso alle società di Scafuro, che sarebbe quindi stato adattato al fondo erogato, ma la sostanza non cambia: anche se hanno avuto 3 milioni in meno, si tratta di troppo denaro per una semplice intermediazione.

Commenta Stampa
di Nico Falco
Riproduzione riservata ©