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Luigi Cuomo: "Basta con il silenzio"

SOS IMPRESA arriva lo sportello per Pozzuoli


SOS IMPRESA arriva lo sportello per Pozzuoli
10/07/2010, 20:07

POZZUOLI - Nomi mitologici per le operazioni orientate a smantellare il sistema camorristico puteolano, compiute con lena da Carabinieri e Polizia. Prima Penelope, poi Sibilla. Con una sono finite in manette 84 persone, con l'altra è stato sequestrato uno dei laghi più belli d'Italia e beni per 15.000 milioni di euro. Beneduce, Longobardi, Sarno, Casalesi, Setola. Questi nomi dei boss e dei clan che hanno terrorizzato per circa 30 anni il capoluogo flegreo, tra droga e racket.
Eppure nonostante le Forze dell'Ordine e i Carabinieri stiano lavorando, nonostante la Magistratura stia dando prova che la malavita esiste, ed è infiltrata in ogni angolo della città, resta, nella società civile, un silenzio assordante. Come se nulla fosse accaduto. A dirlo è Luigi Cuomo, coordinatore nazionale di SOS Impresa: “Bisogna denunciare e dire che la camorra c’è, ed indignarsi e reagire. C’è necessità di interrogarsi sui cambi di gestione delle attività su tutto il territorio, dalle periferie al centro”. “Sono centinaia gli imprenditori puteolani- continua Cuomo- vittime dell’usura, del racket. Restare in silenzio fa soltanto ingrossare il sistema camorristico, non aiuta nessuno, uccide l’economia e lo sviluppo locale”.
L’associazione rappresentata da Cuomo nasce in Sicilia per tutela gli imprenditori finiti col cappio dei cravattari al collo.
Una sede funzionante esiste a Pianura. Oggi l’intento è quello di crearne una “made in Puteoli”. Potrebbe essersi appena aperto uno spaccato giudiziario capace di travolgere l’intero sistema camorristico siglato Beneduce-Longobardi, e che vedeva crescere i “rampolli” come Pagliuca.
“Chiediamo agli inquirenti di fare piena luce sui frequenti cambi di gestione dei negozi e delle varie attività commerciali- ha asserito Cuomo- Delle trasformazioni che possono lasciar credere che esista qualcosa di illegale nascosto dietro i vari nomi. Questo è l’appello fatto alla Magistratura: di chiarire i diversi sospetti del caso” Circa una cinquantina di negozi avrebbero cambiato conduzione nell’ultimo anno nel solo centro storico: bar, ristoranti, profumerie, boutique.
La Procura intanto ha messo in atto una serrata verifica delle certificazioni antimafia dei titolari di locali notturni e sulle licenze commerciali rilasciate dal Comune per ipermercati e strutture di vendita al pubblico di medie e grandi dimensioni. Un lavoro che potrebbe essere lungo ma che potrebbe portare a verità sconcertanti: prestanomi insospettabili utilizzati per conto dei boss.
Mentre le indagini proseguono, uno è l’appello lanciato: “Non stiamo più in silenzio, se siamo in tanti possiamo allontanare definitivamente la camorra”.

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di Elisabetta Froncillo
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