Cronaca / Droga

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L'uomo era agli arresti domiciliari dal 2007

Spaccia droga in casa, 34enne in manette a Torre Annunziata


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Spaccia droga in casa, 34enne in manette a Torre Annunziata
21/01/2010, 15:01

TORRE ANNUNZIATA – Aveva allestito un supermarket della droga in casa propria. Michele Pagano, 34enne di Torre Annunziata, già noto alle forze dell’ordine e sottoposto agli arresti domiciliari, arrotondava così il suo guadagno mensile, direttamente dal suo appartamento in via Lava nel comune oplontino. Pagano era stato arrestato due anni fa con l’accusa di spaccio di sostanze stupefacenti. L’uomo era solito organizzare il suo spaccio in via Castello, lì dove fu fermato dalle forze dell’ordine intento a vendere una dose ad un giovane acquirente. L’ordinanza di custodia cautelare emessa a suo carico nel 2007, lo costringeva a stare in regime domiciliare tra le mura del suo appartamento. Ma è proprio lì, in via Lava, che Michele Pagano aveva riavviato il suo commercio di droga. Direttamente nelle stanze casalinghe, l’uomo gestiva acquisti e vendite di dosi di marijuana.  La stessa sostanza che l’altra sera, nel corso di un controllo degli agenti di polizia, è stata ritrovata in una cesta dei detersivi nascosta nel bagno di casa. I militari del commissariato di Torre Annunziata, agli ordini del nuovo primo dirigente Rosaria Amato, hanno raggiunto l’appartamento del Pagano per un controllo di rito per chi vige in regime domiciliare. Dopo una rapida perquisizione, però, l’incredibile ritrovamento della merce stupefacente. Il 34enne si è visto così stringere le manette ai polsi per la seconda volta in due anni. Dopo la notte in cella, il processo con rito direttissimo e la convalida dell’arresto. Dopodiché, gli agenti hanno avviato un’inchiesta su chi rifornisse il Pagano e come riuscisse quest’ultimo a gestire da casa propria il traffico di stupefacenti. Secondo le prime ricostruzioni degli investigatori, lo “spacciatore domiciliare” non era rifornito dai clan, seppur imparentato con esponenti dei Gionta. Il suo ruolo non rientrava nella criminalità organizzata e il mercatino allestito in casa propria serviva per tirare su soldi per interessi propri. Il “market della droga” aveva anche dei codici per chi lo frequentava spesso e si riforniva delle confezioni di marijuana. Per accedere a casa Pagano, era infatti necessaria una parola d’ordine pronunciata alla porta e il mostrare il denaro prima dell’acquisto.

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di Salvatore Formisano
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