Cronaca / Sangue

Commenta Stampa

Fratello di Francesco, aveva succeduto Setola al comando

Spallata ai Casalesi, arrestato Michele Bidognetti: era il capo


Spallata ai Casalesi, arrestato Michele Bidognetti: era il capo
29/04/2009, 22:04

Michele Bidognetti, secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, era il capo della fazione ‘bidognettiana’ del sodalizio dei Casalesi. Era subentrato a Giuseppe Setola dopo il suo arresto ed ora era lui il massimo referente, quello che aveva il compito di mettere in atto gli ordini impartiti dal fratello. Francesco Bidognetti, il capoclan noto come ‘Cicciotto ‘e mezzanotte’, sebbene detenuto al 41bis riusciva a trasferire gli ordini al fratello Michele, che poi li dirottava agli affiliati ancora presenti sul territorio. L’arresto è stato eseguito questa mattina dal Centro Operativo di Napoli su disposizione della Dda locale. Michele Bidognetti, 49 anni, è stato preso a Casal di Principe; nel corso dell’operazione sono stati sequestrati beni al clan per circa 5 milioni di euro.

La famiglia Bidognetti era ritornata sotto i riflettori per il tentativo di riorganizzazione che si stava verificando da alcuni mesi, quando Giuseppe Setola, capo dell’ala stragista dei Casalesi, cercò di riprendersi l’agro aversano a colpi di kalashnikov. Setola, secondo gli inquirenti, versava mensilmente a Michele Bidognetti cinquemila euro, provento delle estorsioni. A provarlo anche alcuni bigliettini ritrovati nel covo di Trentola Ducenta, quando Setola riuscì a sfuggire all’arresto scappando nelle fogne, pochi giorni prima della sua cattura.

Tra i sequestri nell’ambito dell’operazione, denominata ‘Principe’, sono finiti sotto chiave beni per cinque milioni di euro, molti dei quali intestati ai cosiddetti insospettabili, ovvero prestanome incensurati che apparentemente non hanno legami con i clan; nei verbali di sequestro risultano aziende agricole, appezzamenti di terreni, numerosi appartamenti e ville ritenute acquisite grazie alla gestione monopolistica di interi settori imprenditoriali e commerciali. Tra i prestanome figura anche Gaetano Darione, 54 anni, già indagato nell’ambito di “Spartacus 1”. Sotto chiave anche la villa acquistata dal pentito Domenico Bidognetti e intestata alla convivente, Assunta D’Agostino, 48 anni, detenuta in quanto condannata in primo grado per un duplice tentato omicidio. Dopo il pentimento di Domenico, Setola minacciò la D’Agostino affinchè vendesse la villa per 30mila euro (contro un valore effettivo di circa 350mila), perché non sopportava che fosse utilizzata dalla compagna di un collaboratore di giustizia.

Soddisfatto il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano per l’operazione della Dda che ha portato all’arresto di Bidognetti. “E’ l’ennesima conferma dell’efficacia della strategia di contrasto alla criminalità organizzata”, ha dichiarato. “E’ in risultato di indubbia importanza, - ha aggiunto Mantovano, - anzitutto perché priva l’omonimo clan della nuova figura subentrata al vertice dopo l’arresto del fratello Francesco Bidognetti, dimostrando che i tentativi di riorganizzazione, anche di articolati gruppi criminali, sono sistematicamente sventati dalle Forze dell’Ordine”. “Inoltre, nell’ottica dell’aggressione ai patrimoni criminali, - ha concluso Mantovano, - l’operazione assume un peso ulteriore, avendo colpito l’amministratore delle risorse economiche del clan e avendo portato al sequestro di beni per un valore superiore ai cinque milioni di euro”.

Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni si è congratulato con il Capo della Polizia, Prefetto Antonio Manganelli e con la Direzione Investigativa Antimafia di Napoli per l’operazione che ha portato all’arresto di Michele Bidognetti, attuale reggente dell’omonimo clan, e al sequestro di numerosi beni. «L’arresto di Bidognetti - ha commentato il Ministro - è un arresto importante che testimonia che la lotta alla mafia è una priorità di questo governo».

“L'arresto di Michele Bidognetti è un passaggio importante nella lotta contro i clan camorristici di Casal di Principe. Dimostra che e' possibile combattere fino in fondo il potere criminale dei clan, con determinazione e senza abbassare la guardia. La continuità dell'azione di contrasto da parte di tutti gli organi dello Stato è un elemento fondamentale per debellare le reti camorristiche. Ai magistrati della Dia di Napoli e alle forze dell'ordine va la gratitudine e il sostegno di tutta la comunità regionale. Istituzioni locali e cittadini onesti sono al loro fianco in questa battaglia''. Questo il commento del presidente della Campania Antonio Bassolino dopo l'operazione della Dia di Napoli che ha portato al fermo del fratello di un noto boss dei Casalesi.

''L'attività investigativa nei confronti di Michele Bidognetti, fratello di Francesco, detto 'Cicciotto ‘e mezanotte', uno dei capi storici dei Casalesi, e ritenuto ancora al vertice di una fazione dell'organizzazione, ci ha confermato che agiva su impulso del fratello stesso e ci fa pensare che neppure le condizioni così severe di detenzione previste dal regime di 41 bis, riescono ad evitare che si stabilisca una qualche forma di comunicazione''. Lo ha sostenuto, parlando a Caserta, con i giornalisti, a margine di una audizione, il presidente dell'Antimafia, Beppe Pisanu. ''Sappiamo - ha aggiunto il parlamentare del Pdl - che questo avviene per segni, gesti, per ammiccamenti difficili da decifrare. Anche questo fatto, però - ha concluso Pisanu - ci deve indurre a pensare che anche le misure più severe vanno aggiornate perchè la fantasia dei carcerati mafiosi non ha confini''.

Per il senatore Giuseppe Lumia, componente della commissione Antimafia, l’arresto di Michele Bidognetti “è un nuovo brillante successo delle forze dell’ordine, ma al tempo stesso è un nuovo schiaffo al regime carcerario”. Il fatto che ‘Cicciotto ‘e mezzanotte’ riuscisse a impartire gli ordini anche dal 41bis, infatti, dimostra come anche il carcere duro non sia veramente un sistema per decapitare un clan e privarlo del capo. Un miglioramento si potrebbe ottenere con la riapertura dei penitenziari di Pianosa e l’Asinara che, ha spiegato Lumia, “insieme con altre 4 carceri ben attrezzate del Nord Italia, potrebbero dare una risposta inedita e funzionale ed impedire collegamenti dei reclusi al regime del 41bis con l’esterno”. Altra risposta possibile, l’aumento delle pene: “il Parlamento deve intervenire perché, tra l’altro, la breve durata delle pene di 4 o 5 anni, favorisce la riorganizzazione delle cosche, - ha concluso Lumia, - occorre portare le pene per reati di mafia ad oltre 20 anni”.


Sempre questa mattina, sono stati arrestati altri tre esponenti del sodalizio dei Casalesi, ritenuti responsabili dell’omicidio di Nicola D’Alessandro, vittima di un agguato a Villa Literno nell’agosto 2002. I carabinieri del Comando provinciale di Caserta hanno notificato l’arresto a Luigi Guida, 53 anni, detto “’o drink”, già detenuto e considerato reggente del clan Bidognetti. Era già in carcere per altri motivi anche il secondo arrestato, il 36ene Luigi Grassia. L’unico che si trovava in libertà era Giuseppe Giusti, 37 anni. Due pentiti, Massimo Iovine (esecutore materiale dell’omicidio) ed Emilio Di Caterino, hanno contribuito con le loro dichiarazioni a far luce sull’omicidio di D’Alessandro, raggiunto dai sicari in via Firenze ed ucciso perché aveva deciso di mettersi in proprio.

Commenta Stampa
di Nico Falco
Riproduzione riservata ©