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Sul raid della scorsa notte, l'ombra del racket

Spari contro la pizzeria, indaga la polizia


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Spari contro la pizzeria, indaga la polizia
17/02/2010, 16:02

TORRE DEL GRECO - Si torna a sparare a Torre del Greco. Dopo il raid dello scorso sabato quando quattro killer entrarono in azione in via Martiri d’Africa con l’obiettivo, poi fallito, di uccidere Filippo Cuomo, noto pregiudicato della zona e nipote di Gaetano Di Gioia, storico padrino della mala torrese assassinato a maggio, la città ha vissuto una nuova notte di terrore. Nel mirino stavolta un locale commerciale; ad essere raggiunta dagli spari, una pizzeria in via Teatro in pieno centro storico dove si trova l’omonima tavola calda che era già chiusa. Sette i colpi di arma da fuoco esplosi contro le vetrate del locale. Una notte agitata, dunque, per i cittadini torresi, svegliati nel cuore della notte dal rumore degli spari. Sul posto sono immediatamente giunti gli agenti del commissariato di via Marconi che hanno effettuato i rilievi del caso e dato avvio alle indagini. I poliziotti hanno rinvenuto davanti alla pizzeria sette bossoli calibro 9. Le indagini degli inquirenti, al momento, spaziano a 360 gradi, senza trascurare nessuna pista. Interrogato dagli agenti di polizia, il proprietario del locale, come in un copione già scritto, ha dichiarato di non aver mai subito intimidazioni o richieste estorsive. E anche dal commissariato torrese, fanno sapere che, almeno per ora, la pista che conduce al racket sembra essere esclusa. Non ci sarebbero insomma, elementi utili che possano avvalorare la tesi di un atto intimidatorio ai danni del titolare della pizzeria. Difficile tuttavia pensare che, dietro il raid della scorsa notte, non ci sia la mano della criminalità organizzata che, invece, proprio nell’ultimo periodo pare intenta in una riorganizzazione interna per stabilire i nuovi equilibri e la spartizione del territorio cittadino. Possibile dunque anche un collegamento con la fallita spedizione di morte ai danni di Filippo Cuomo di sabato notte. Ad agire in quella occasione, quattro sicari, finiti qualche ora dopo tutti in manette, appartenenti all’ala “scissionista” del principale clan torrese. Quei Di Gioia il cui padrino, Gaetano, esponente di spicco del clan Falanga, operante in città negli anni ’80 e ’90, fu freddato in un agguato in piazza Santa Croce mentre si trovava in macchina con il figlio Isidoro. Ad assassinare il boss, uscito da poco di galera, proprio gli artefici della “scissione” interna; le giovani leve della mala locale, decise a prendere il sopravvento e a scavalcare i vecchi reggenti per spartirsi poi la gestione delle attività criminali sul territorio torrese. Tra queste, il business delle estorsioni rappresenta sicuramente una delle fette più appetibili e redditizie, tanto da scatenare una vera e propria guerra interna. Sabato scorso, il raid criminale, era finalizzato proprio all’eliminazione di uno degli ultimi esponenti della vecchia guardia, Filippo Cuomo, nipote del vecchio boss. Alla luce della fallita spedizione di morte e della successiva operazione lampo degli agenti di polizia torresi che, in poche ore, hanno stretto le manette ai polsi di Salvatore Mercedulo, Francesco Accardo Francesco De Blasio e Antonio Gaiezza, il raid di questa notte ai danni della pizzeria di via Teatro, potrebbe dunque essere un segnale. Un avvertimento forte rivolto ai commercianti della città, affinché continuino a piegarsi alla “legge del pizzo” nonostante gli arresti. Una strategia criminale che fa leva sull’omertà e sulla paura di chi ancora non trova il coraggio di ribellarsi. Eppure, proprio a favore di imprenditori e commercianti che denunciano richieste estorsive, soltanto la scorsa settimana era scesa in campo anche l’amministrazione comunale di Torre del Greco con un provvedimento che prevede l’esenzione dalle tasse per coloro che fanno arrestare i propri “strozzini”.

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di Elisa Scarfogliero
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