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I genitori: "Devono marcire in galera"

Spatuzza chiede perdono per l'omicidio del piccolo Giuseppe


Spatuzza chiede perdono per l'omicidio del piccolo Giuseppe
02/12/2010, 19:12

PALERMO - ''Chiedo perdono alla famiglia del piccolo Giuseppe Di Matteo e a tutta la societa' civile che abbiamo violentato e oltraggiato''. Con tono commosso, il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza ha deposto al processo per il sequestro e l'omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo. Rivolgendosi ai familiari del bambino e alla Corte d'assise, ha aggiunto "Noi siamo moralmente responsabili  della fine di quel bellissimo angelo a cui abbiamo stroncato la vita. Anche se non l'abbiamo ucciso io e i miei coimputati siamo colpevoli del sequestro, ma anche della morte del ragazzino e ne daremo conto, non solo in questa vita, ma anche domani dove troveremo qualcuno ad aspettarci". Al processo sono imputati, con l'accusa di sequestro di persona e omicidio, oltre a Spatuzza, il capomafia di Brancaccio Giuseppe Graviano, il boss trapanese latitante Matteo Messina denaro e i mafiosi Francesco Giuliano, Luigi Giacalone e Salvatore Benigno. Il dibattimento si svolge davanti alla corte d'assise presieduta da Alfredo Montalto. Spatuzza, mai indagato per il rapimento, che avvenne ad Altofonte a novembre del 1993, si è autoaccusato di aver partecipato alle prime fasi del sequestro e ha coinvolto Graviano e gli altri imputati consentendo l'apertura del nuovo processo per la vicenda del piccolo Di Matteo. Altri due dibattimenti sono stati celebrati a carico di capimafia e carcerieri. Giuseppe Di Matteo venne rapito per indurre il padre Santino, pentito, a ritrattare le sue accuse. Dopo circa 3 anni di prigionia venne strangolato e sciolto nell'acido. ''E' un macigno che porteremo per tutta l'eternita'. Noi e tutte le nostre generazioni future'' ha detto ancora il pentito. Il bambino venne rapito da un gruppo di mafiosi, travestiti da poliziotti, tra cui c'era anche Spatuzza, per indurre il padre a ritrattare.
''Agli occhi del bambino siamo apparsi degli angeli, ma in realta' eravamo dei lupi'', ha aggiunto Spatuzza, alludendo alla reazione della vittima che, vedendo i finti poliziotti, penso' che erano andati a prenderlo per portarlo dal padre, che allora era fuori dalla Sicilia sotto protezione. I sequestratori che lo presero il 23 novembre del '93 in un maneggio di Altofonte, infatti, gli dissero che l'avrebbero fatto incontrare col padre.
''Lui era felice - ha raccontato Spatuzza - diceva: 'papa' mio, amore mio'''. .
''L'abbiamo legato come un animale e l'abbiamo lasciato nel cassone di un furgoncino Fiorino. Lui piangeva, siamo tornati indietro perche' ci e' uscita fuori quel poco di umanita' che ancora avevamo''
racconta ancora. Dopo il sequestro, il ragazzino venne portato a Lascari dove il gruppo di fuoco di Spatuzza lo lascio' ai mafiosi che si sarebbero dovuti occupare di nasconderlo. Ma i carcerieri non erano pronti a prenderlo in consegna e dissero a Spatuzza e al boss Cristoforo Cannella di lasciarlo in un Fiorino, legato, in un magazzino a Lascari. Spatuzza e gli altri pero' non volevano. ''Ne e' nata una discussione con Cannella - ha detto - ma alla fine obbedimmo''. Il bambino, terrorizzato, piangeva. ''Ci chiamo' dicendo che doveva andare in bagno - ha aggiunto - ma non era vero. Aveva solo paura. Allora tornammo indietro per rassicurarlo e gli dicemmo che ci saremmo rivisti all'indomani, invece non lo rivedemmo mai piu'''. 
"Non sono disposta a perdonare nessuno degli assassini di mio figlio, un bambino innocente che é stato sequestrato, torturato, oltraggiato anche dopo la sua morte. Come posso perdonare?".
Franca Castellese, la mamma del piccolo Giuseppe Di Matteo, risponde così all'appello lanciato oggi in aula dal pentito Gaspare Spatuzza che oggi in aula ha chiesto perdono ai genitori del bimbo. La donna, intervistata dall'ANSA, ha aggiunto: "Mi auguro che tutti coloro i quali hanno partecipato al sequestro e all'uccisione di mio figlio restino per sempre in carcere, a cominciare da quel 'mostro' di Giovanni Brusca".

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di Tiziana Casciaro
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