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Ecco perchè la commissione ha bocciato la richiesta

Spatuzza:"La protezione dovevano darmela nel 2008"


Spatuzza:'La protezione dovevano darmela nel 2008'
16/06/2010, 19:06

ROMA - Dopo la notizia del diniego della scorta al pentito Gaspare Spatuzza, in tv, sul web e sui giornali è impazzata la polemica; con numerosi giornalisti e lettori che hanno collegato la mancata concessione di protezione  con la volontà di mettere a tacere quello che sarebbe un collaboratore di giustizia chiave e, in previsione futura, di scoraggiare ogni eventuale volontà di collaborazione da parte di ex mafiosi.
Eppure, come ricorda e conferma anche "Il Velino", le norme in materia di pentitismo non solo sono state votate all'unanimità dal Parlamento ma, al contempo, risultano abbastanza facili da interpretare. Un ex malavitoso che decide di collaborare con la giustizia, infatti, ha 180 giorni di tempo per concedere tutte le testimonianze di cui è a conoscenza o per dare, almeno, un quadro generale dei dettagli che sa e che quindi può riferire. Il tempo che si è preso Spatuzza è stato però di 20 mesi e, per tale motivo, le sue confessioni sono state definite "a rate" e reputate quindi poco credibili o comunque troppo agevolmente strumentalizzabili.
Così, la commissione nazionale (presieduta dal sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano e composta da magistrati, funzionari di Polizia e ufficiali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza), ha ritenuto non necessaria la scorta personale e ha bocciato le richieste inviate tardivamene dalla procura di Firenze, da quella di Palermo ed in ultima istanza da quella di Caltanissetta.
Spatuzza aveva iniziato a raccontare della strage di via D'Amelio, letteralmente rivoluzionando l'indagine portata avanti fino a quel momento, nel maggio del 2008.
Oltre due anni fa, dunque, parevano essere destinati ad una riscrittura corposa verbali, udienze ed addirittura condanne all'ergastolo che erano state pronunciate nei confronti di alcuni boss mafiosi i quali, ad ascoltare le dichiarazioni di Spatuzza, con l'attentato stragista di via D'Amelio non erano assolutamente collegati. Dichiarazioni roboanti ed apparentemente importanti che però, in due anni, non sono riuscite a portare progressi significativi in ambito giudiziario ed investigativo.
Tutte le rivelazioni, infatti, non trovarno particolare riscontro nella realtà e, di conseguenza, non vennero prese in grande considerazione dalla diverse procure che le anlizzarono. Non a caso, la richiesta di inserire il collaboratore nel programma di protezione, è partita soltanto nel giugno del 2009; prima del processo a Marcello Dell'Utri e solo dopo i nuovi dettagli raccontati dal pentito su un'altra strage: quella di via dei Georgofili. A quel punto la situazione si sblocca e i procuratori compilano le pratiche burocratiche per richiedere la scorta a Spatuzza. I continui tentamenti e la lentezza nel procedimento, però, hanno fatto ritenere alla commissione nazionale precedentemente citata che non fosse necessaria alcuna protezione per il pentito.

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di Germano Milite
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