Cronaca / Nera

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L'arresto tra l'esultanza della folla: "Scemo, scemo"

Stanato Domenico Raccuglia, vicerè di Cosa Nostra


Stanato Domenico Raccuglia, vicerè di Cosa Nostra
16/11/2009, 02:11

CALATAFIMI SEGESTA (TRAPANI) – Tredici anni di latitanza, a tessere nell’ombra, spostandosi da un luogo all’altro, col fiato degli inquirenti costantemente sul collo. Poi, nel pomeriggio di oggi, lo scacco matto delle forze dell’ordine: nessuna via di scampo, manette ai polsi, e l’ennesimo colpo al cuore inferto dalla giustizia alla mafia. Domenico Raccuglia, 45 anni, ritenuto il numero 2 di Cosa Nostra, è stato arrestato dai poliziotti della sezione catturando della Squadra Mobile palermitana a Calatafimi Segesta, in provincia di Trapani. Era ricercato dal ’96 per mafia, omicidi, estorsioni, rapine, e poi per le varie condanne già inflitte: tre ergastoli tra cui quello per l’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, e altre decine di anni di carcere. Insieme al boss sono stati assicurati alla giustizia Benedetto Calamusa, 44 anni, e la moglie Antonia Soresi, 38 anni, entrambi incensurati, proprietari dell’abitazione dove si nascondeva Raccuglia: dovranno rispondere di favoreggiamento.
I poliziotti hanno scovato il boss con un’indagine ‘vecchio tipo’. Da perfetti segugi hanno lavorato sul territorio, hanno individuato il covo, hanno stretto il cerchio con le intercettazioni ed hanno tenuto sotto controllo il boss coi pedinamenti. Fino a quando non sono arrivate le condizioni ottimali per la cattura e le operazioni si sono concentrate su quell’abitazione in via Cabasino. Gli agenti, appostati nelle vicinanze, hanno atteso che Raccuglia accendesse il televisore. Un segnale con cui, involontariamente, il boss ha confermato la sua presenza in casa.
Quando si è reso conto di essere braccato Mimmo Raccuglia, il “veterinario” di Cosa Nostra, ha cercato di scappare attraverso un terrazzo del covo, ma è stato bloccato. Durante il tentativo di fuga si è liberato, lanciandolo dalla finestra, di un sacco; successivamente recuperato dai poliziotti, conteneva due pistole, documenti e pizzini: materiale definito dagli inquirenti “molto importante”.
Manette ai polsi, Raccuglia è salito su una delle auto della catturandi, diretto alla questura di Palermo. Ad attendere gli eroi dell’operazione, i ragazzi di Addiopizzo che hanno esultato per il successo delle forze dell’ordine. I poliziotti, col passamontagna in volto, hanno ringraziato salutando con la mano col segno di vittoria. Non appena si è sparsa la voce dell'arresto del boss Domenico Raccuglia, una piccola folla si è radunata davanti al covo dove è stato bloccato il latitante. La gente ha applaudito i poliziotti e ha cominciato a scandire insulti contro il mafioso: "Scemo, scemo". Scena analoga a Palermo al momento dell'arrivo del corteo di auto blindate che scortavano il boss. Alcuni giovani hanno scandito in coro: "Chi non salta è mafioso".
Domenico Raccuglia era, insieme a Matteo Messina Denaro e a Giovanni Nicchi, uno dei mafiosi più ricercati d’Italia. Vicino al clan Brusca di San Giuseppe Jato, Raccuglia, originario di Altofonte (Palermo) in vent’anni è riuscito a scalare i vertici della mafia grazie alla sua ferocia. Secondo gli inquirenti è il boss che controlla il territorio che unisce la provincia di Palermo con quella di Trapani. Il soprannome gli è stato dato, pare, per la sua passione per gli animali, gatti e cavalli soprattutto.
Al nome di Raccuglia sono legati gli omicidi interni a Cosa nostra nella provincia di Palermo, soprattutto nella zona di Partinico, teatro negli ultimi anni della morte personaggi legati all’ex latitante o suoi nemici. Raccuglia durante la latitanza era riuscito a scappare all’arresto nonostante le forze dell’ordine fossero già sulle tracce da tempo: per esempio, i magistrati sapevano che da oltre dieci anni, agli inizi di giugno, in genere tre giorni dopo la chiusura delle scuole, la moglie partisse da Altofonte per raggiungere il marito per le vacanze estive.
Francesco Del Bene, sostituto procuratore palermitano che ha coordinato le indagini insieme al pm Roberta Buzzolani, parla di “un grandissimo risultato conseguito in un periodo difficile. La polizia lavora con pochi uomini e poche risorse. Ciò accresce ulteriormente il valore di un’indagine svolta esclusivamente con metodi tradizionali: pedinamenti, videoriprese e intercettazioni”.
“Con l’arresto di Raccuglia, - ha aggiunto Fracesco Grattieri, direttore della direzione anticrimine centrale (Dac) della polizia di Stato, - è stata decapitata l’ala corleonese di Cosa Nostra”.
Il ministro dell’Interno ha telefonato al Capo della Polizia, il prefetto Antonio Manganelli, per congratularsi dell’operazione. “L’arresto di Raccuglia è uno dei colpi più duri, - ha detto Roberto Maroni, - inferti alle organizzazioni mafiose negli ultimi anni”. Le congratulazioni sono giunte anche dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal presidente del Senato, Renato Schifani, e dal ministro della Giustizia, Angelino Alfano.

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di Nico Falco
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