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Attacco all'ex presidente del Senato

Stato-mafia, il pentito accusa Mancino


Stato-mafia, il pentito accusa Mancino
01/02/2013, 15:32

ROMA – Prosegue l’inchiesta per la trattativa Stato mafia. Nel corso dell'interrogatorio, avvenuto nell'udienza preliminare davanti al Gup di Palermo Piergiorgio Morosini, il pentito Giovanni Brusca ha  accusato  l'ex presidente del Senato, Nicola Mancino, di essere il destinatario del famigerato papello. Si tratta della richiesta da parte dei boss di Cosa Nostra da dirigere allo Stato per mettere fine alla "guerra".

L'ex sindaco di Palermo, Vito Cianciamini, era l'affidatario del papello e lui avrebbe, secondo Brusca, avuto l'incarico di recapitarlo all'allora ministro dell'Interno Nicola Mancino. L'ex presidente del Senato, dal canto suo, ha sempre negato di aver saputo dell'esistenza di una trattativa tra Stato e mafia per fermare le stragi che in quei mesi avevano insanguinato il Paese. Mancino, nello stesso processo, è però imputato per falsa testimonianza. Brusca e Mancino sono imputati, assieme a politici, boss ed ex ufficiali dei carabinieri. Il collaboratore è accusato di violenza o minaccia a Corpo politico dello Stato, l'ex ministro di falsa testimonianza. Brusca ha datato la consegna del papello agli ufficiali del Ros tra la strage di Capaci e quella di via D'Amelio.

Nello stesso interrogatorio il pentito ha anche ammesso che per fare pressioni sulla politica la Cupola gli aveva dato ordine di uccidere l'ex ministro Calogero Mannino. Progetto, poi, sospeso in extremis proprio per ordine dei capimafia. Un evento che, secondo la procura, avvalora la tesi secondo la quale fu proprio Mannino ad essersi assunto il ruolo di tramite tra la mafia e Roma per salvarsi la vita. Anche Mannino è imputato ma ha ottenuto il rito abbreviato e quindi la sua posizione è stata stralciata.

Brusca, inoltre, ha ripercorso un altro evento chiave di quegli anni: l'omicidio dell'eurodeputato Dc Salvo Lima. Un omicidio compiuto per colpire indirettamente Giulio Andreotti, capo della sua corrente nel partito. Lima fu colpito a morte il 12 marzo del 1992, a pochi giorni dalle elezioni politiche che si svolsero il 5 aprile. La colpa, tesi portata avanti dalla Procura di Palermo, è stata quella di non aver garantito a Cosa Nostra una sentenza favorevole al primo maxiprocesso.

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di Rossella Marino
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