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Arrestate già 15 persone dai carabinieri di Grosseto

Steno Marcegaglia indagato per traffico di rifiuti


Steno Marcegaglia indagato per traffico di rifiuti
09/02/2010, 19:02

ROMA - Per chi avesse ancora dubbi che i rifiuti rappresentassero un problema ed un giro d'affari capace di interessare esclusivamente solo il sud italia, l'indagine dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Grosseto, rappresenta in maniera inequivocabile il valore della tesi opposta e, cioè che, intorno all'immondizia, girano avvoltoi provenienti da ogni regione; comprese quelle apparentemente più "pulite" del settentrione.
Nell'inchiesta, che ha già portato all'arresto di 15 persone, risulta coinvolto anche un personaggio illustre come Steno Marcegaglia, padre della presidente di Confindustria Emma e presidente dell'omonimo gruppo. E mentre la famiglia Marcegaglia precisa subito che "Steno Marcegaglia risulta indagato in quanto presidente del gruppo", le autorità confermano il coinvolgimento di diverse altre società. In tutto, come spiega un comunicato dei carabinieri, nell'inchiesta sono coinvolte 61 persone e ben 20 aziende; con 3 sequestri preventivi già effettuati e 17 provvedimenti cautelari.
In ogni caso, come continua la nota del gruppo principale,"I dirigenti interessati dalle indagini non ricoprono più da tempo gli incarichi originariamente loro conferiti. L'azienda si dichiara certa del loro corretto comportamento e confida di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati".
La gravità dei fatti riscontrati ha però portato il gip a dispore la custodia cautelare per 15 persone; 6 in carcere e 9 agli arresti domiciliari.
Come si legge su Reuters "si tratta di rappresentanti legali, presidenti di cda, direttori generali, responsabili tecnici, soci, responsabili di laboratorio, chimici e dipendenti delle società coinvolte. Sono state inoltre emesse due misure interdittive dell'esercizio della professione di chimico e dell'esercizio di uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese".
Se si osservano le città dove sono stati emessi gli ordini di custodia ci si rende subito conto della capillarità del taffico illegale di rifiuti che ha coinvolto infatti le città di Grosseto, Bergamo, Caserta, Livorno, Milano, Mantova, Padova, Pisa, Ravenna, Trento e Trieste.
Numerosi anche i reati contestati tra i quali si trovano quelli di associazione per delinquere, omicidio colposo, lesioni personali colpose, incendio, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione non autorizzata di rifiuti, falsità in registri e notificazioni e falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico.
Si parla addirittura di omicidio colposo ed associazione per delinquere e, come precisa il comunicato diffuso dalle forze dell'ordine:"Il traffico di rifiuti accertato negli ultimi anni è stato stimato in circa un milione di tonnellate, con un lucro di svariati milioni di euro ed un consistente danno all'Erario, per l'evasione dell'ecotassa, oltre, naturalmente, ai gravi danni provocati all'ambiente".

TUTTA L'ITALIA COINVOLTA

Dal noe fanno inoltre sapere che l'inchiesta riguarda "un'organizzazione dedita al traffico illecito di rifiuti speciali, anche pericolosi, costituita in Toscana ed avente diramazioni in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Emilia Romagna, Marche, Campania, Lazio, Abruzzo e Sardegna" e che dunque, come è opportuno ribadire ancora una volta, coinvolge in pratica l'intera penisola. L'indagine è dunque partita dalla procura di Napoli a causa del traffico di rifiuti tossici ottenuti dalla bonifica del sito contaminato di Bagnoli e, successivamente, ha portato gli inquirenti fino in Toscana. Dal lavoro di investigazione dei carabinieri è emerso infatti che, l'intera organizzazione, "era imperniata sul ruolo di una società di intermediazione maremmana, proprietaria anche di un impianto di trattamento, la quale, avvalendosi di produttori, trasportatori, laboratori di analisi, impianti di trattamento, siti di ripristino ambientale e discariche, regolava e gestiva i flussi dei rifiuti... attraverso una sistematica falsificazione di certificati di analisi, formulari di identificazione e registri di carico e scarico al fine dell'attribuzione di codici di rifiuto non corretti, così da poter essere dirottati soprattutto in siti di destinazione finale compiacenti".
Parallelamente il Noe ha riscontrato il coinvolgimento negli affari illeciti di "una nota industria metallurgica di Ravenna, la quale aveva la necessità di smaltire un cumulo di quasi 100.000 metri cubi di rifiuti... contaminato da mercurio, idrocarburi e da altri inquinanti... La società di intermediazione - conclude la nota -  si aggiudicava l'appalto per la gestione dei rifiuti ed effettuava il loro smaltimento in modo illecito".
Proprio su quest'ultima azienda il gruppo Marcegagli ha ritenuto opportuno diffondere un comunicato per spiegare che: "lo smaltimento di rifiuti ... riguarda nello specifico il terreno di risulta degli scavi eseguiti per l'ampliamento del suo stabilimento sito nell'area portuale di Ravenna. Questo materiale, analizzato da Made sotto il controllo degli enti pubblici di competenza, è stato conferito a società legalmente autorizzate al suo successivo smaltimento".

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di Germano Milite
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