Cronaca / Sanità

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Tre strade al vaglio: Banco di Napoli, Prefettura e Caldoro

Stipendi bloccati all’Asl NA1, aria di sciopero ad oltranza


Stipendi bloccati all’Asl NA1, aria di sciopero ad oltranza
28/04/2010, 13:04

NAPOLI – La Sanità campana potrebbe incappare in un blocco da un momento all’altro. Tutto nasce dal pignoramento degli anticipi di cassa che consentono all’Asl di pagare gli stipendi ogni mese. Circa 68 milioni di euro, congelati in seguito alle cause dei creditori. Un blocco che ha fatto saltare su tutte le furie diecimila persone. Sono i dipendenti dell’Asl Napoli 1, che adesso minacciano lo sciopero. Non vogliono parole, vogliono fatti. Con l'incontro di ieri sera con i vertici della Soresa, la Falciatore è riuscita a sbloccare dei fondi, ma sono insufficienti. Adesso restano tre strade, prima della paralisi: il Banco di Napoli, la Prefettura e Caldoro.

Del resto, le voci di corridoio (o di corsia) non sono per niente rassicuranti. C’è chi semplicemente fa spallucce, chi dice che si deve aver pazienza. Chi digrigna i denti e mormora “a maggio.. fino a maggio dobbiamo aspettare”. Ovvero un altro mese, per far salire a due gli stipendi arretrati. Una situazione sicuramente non facile da digerire

Nella mattinata di ieri una rappresentanza di dipendenti ha fatto irruzione a Palazzo Esedra, la sede della direzione dell’Asl Napoli 1, al Centro Direzionale. Erano un centinaio, aderenti ai sindacati Cgil, Cisl, Uil e Fsi.

Dal canto suo il commissario straordinario, Maria Grazia Falciatore, si schiera dalla parte dei lavoratori e spera in una risoluzione veloce. “Ci siamo accorti di non aver ricevuto gli stipendi, - ha dichiarato, - una circostanza che si era già verificata mesi fa, e si era risolta con richieste straordinarie da parte della Regione che erogò in un paio di giorni i compensi. Non è giusto che siano gli operatori a pagare il deficit e gli sperperi dell’Asl più grande d’Europa”.

Il miraggio di una risoluzione a breve, però, non è servito a placare gli animi, che sono sempre più tesi. I coordinatori dei sindacati si sono infatti detti pronti “a portare avanti la protesta a oltranza, con l’istituzione di un presidio permanente presso il commissariato straordinario Asl, all’isola C3 del centro direzionale, e l’occupazione della stanza della Falciatore, all’isola F9, sino alla reale risoluzione del problema”. Come a dire, le belle parole restano aria fritta.

Il pericolo, tralasciando per un attimo il disagio delle famiglie coinvolte nel mancato pagamento, è che tutto si ripercuota sull’assistenza. Con i dipendenti che si dicono “non più disponibili, né come cittadini, né come lavoratori, a risanare il debito del sistema sanitario regionale”, è facile immaginare le conseguenze che potrebbero a breve aversi sul piano dei livelli assistenziali.
I lavoratori, insomma, sono pronti ad incrociare le braccia. Ne hanno viste fin troppe, fin troppo spesso hanno dovuto sopportare in silenzio. E come ricompensa sono anche stati additati come simbolo della sanità che non funziona. Troppo facile prendersela con l’infermiere del pronto soccorso per la lunga attesa, troppo facile dare la colpa al medico per le inefficienze di un reparto. Quando ai salti mortali giornalieri si risponde con un blocco degli stipendi, reagire con forza è il minimo.

Un primo effetto potrebbe essere il blocco dei ricoveri e degli interventi d’elezione. Potrebbe a breve accadere all’ospedale San Paolo di Fuorigrotta, come annunciato da Massimo Rotondo, delegato sindacale Cisl. In altre parole, l’ospedale continuerebbe sì a funzionare, ma garantirebbe soltanto le emergenze. 

Lo Smi - il Sindacato Medici Italiani - è stato il primo a mettere nero su bianco. Saverio Annunziata e Giuseppe Tortora, dirigenti della segreteria nazionale, hanno scritto infatti al prefetto, paventando la chiusura degli studi dei medici di base e del collasso dell’assistenza sanitaria su tutto il territorio cittadino e sollecitando "un autorevole intervento per dirimere la questione con urgenza". "I medici di famiglia ormai sono allo stremo. Dopo i tagli alle retribuzioni, dopo i tagli a qualsiasi forma di incentivazione, in assenza di un accordo integrativo regionale che da circa 10 anni avrebbe dovuto riorganizzare il settore e mettere in gioco nuove risorse anche economiche, adesso sono travolti dallo tsunami delle retribuzioni negate. Chi pagherà gli affitti degli studi, gli stipendi ai collaboratori, le utenze? Per non parlare delle necessità personali e familiari. Questa situazione provocherà inevitabilmente il collasso dell’assistenza".

Questa mattina il commissario Falciatore si è incontrata col direttore del Banco di Napoli per verificare la possibilità di una via legale che possa svincolare dai pignoramenti i 68 milioni di euro necessari per pagare gli stipendi. Un’accelerazione delle procedure è arrivata già ieri sera, con la riunione con i vertici di Soresa (convenzionata con la Asl Na1 per la definizione delle transizioni con i creditori). Oltre al Banco di Napoli, la Falciatore ha altre due carte da giocare: la Prefettura e la Regione. Dal Palazzo di Governo si aspetta un intervento finalizzato a garantire il pagamento degli stipendi.
Da Stefano Caldoro, probabilmente, si aspetta invece il miracolo. Dopo l’ordinanza del Tribunale di Napoli, che ha reso pignorabile anche l’anticipazione di cassa erogata dalla tesoreria del Banco di Napoli, la patata bollente passa nelle mani del nuovo presidente della Regione Campania.

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di Nico Falco
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