Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

Un documentario sulle vittime innocenti

"Storia Criminale- Camorra e bande criminali a Napoli"


'Storia Criminale- Camorra e bande criminali a Napoli'
02/12/2010, 17:12

NAPOLI - In “Storia Criminale- Camorra e bande criminali a Napoli” viene ricostruita una storia della camorra napoletana da un punto di vista inedito: quello delle vittime innocenti, uomini, donne, persino bambini uccisi per errore o perché si sono trovati nel mezzo di un conflitto a fuoco tra clan avversari. Raccontare la storia della camorra è voler parlare soprattutto di un perché, di come si è arrivato a tanto. Di come sia possibile che in una metropoli moderna come Napoli e nella Regione Campania si debbano registrare 180 vittime innocenti di camorra. Molte di queste sono “vittime per caso” o come vengono chiamati in inglese Innocent Bystanders, spettatori innocenti della ferocia camorrista che non risparmia nessuno. Tra i protagonisti del video, realizzato da Aldo Zappalà e Mario Leombruno, in collaborazione con la fondazione Polis di Napoli e gli studenti del Suor Orsola, spiccano: Alessandra Clemente, figlia di Silvia Ruotolo, la giovane mamma uccisa da un proiettile vagante esploso da un camorrista; Paolo Siani, fratello di Giancarlo, giovane cronista del “Mattino” freddato, questo si con determinazione, dai killer di un clan; e poi Bruno Vallefuoco, padre di Alberto, colpito da un pioggia di proiettili all’uscita di un bar insieme a due amici, scambiati per un gruppo di camorristi da un clan rivale. Vittime innocenti il cui nome sbiadisce, e la cui memoria invece deve alimentare una nuova cultura della legalità in una città in cui, purtroppo, la camorra infetta ancora il tessuto urbano e sociale. Perché a Napoli la Camorra ha una storia: dagli scugnizzi a Lucky Luciano nel dopoguerra, dal contrabbando di sigarette alla leadership carismatica di Cutolo, dagli affari d’oro del dopo-terremoto all’attuale diaspora di bande criminali. Cartelli, faide, lotte di quartiere: oggi la camorra è un mostro senza testa. Dello sviluppo del fenomeno criminale napoletano, dei rapporti con la città e i suoi abitanti, ne parla chi studia da sempre questi temi, come il giornalista e scrittore Gigi Di Fiore, il sociologo Amato Lamberti, lo storico Isaia Sales. Ma anche il presidente di Confindustria Campania Giorgio Fiore. E soprattutto i magistrati in prima linea contro la camorra, a partire dal Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso, dal procuratore di Torre Annunziata Raffaele Marino a Marina Ferrara del Tribnale dei minori di Napoli, o chi come Francesco Menditto si occupa di beni confiscati. La confisca dei beni è forse l’arma più all’avanguardia dello stato contro le mafie: ma è una rivincita difficile, che richiede tempo e coraggio. Lo sanno bene i rappresentanti del mondo associativo come Geppino Fiorenza e Don Tonino Palmese di Libera Campania, o Enrico Tedesco della Fondazione Polis, che è il braccio operativo della Regione Campania per il sostegno alle vittime innocenti della criminalità e per la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie. Vittime, i cui nomi devono prendere il posto di quelli dei camorristi: perché sono loro gli eroi involontari di una città nuova, costruita sulla legalità, e non su una cultura di morte.
 

Commenta Stampa
di Tiziana Casciaro
Riproduzione riservata ©