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Il verdetto della Corte in serata: gruppo Setola inchiodato

Strage di Castelvolturno, 4 ergastoli: aggravante razzista

Aula affollata da ragazzi africani e da pochi familiari

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Strage di Castelvolturno, 4 ergastoli: aggravante razzista
15/04/2011, 14:04

SANTA MARIA CAPUA VETERE - Quattro ergastoli per la strage di Castelvolturno. Carcere a vita per il boss dei Casalesi, Giuseppe Setola e i suoi più fedeli scudieri, Alessandro Cirillo e Giovanni Letizia che lo avevano accompagnato nelle sue scorribande armate che avevano insanguinato il 2008. E per Davide Granata, l’autista e factotum, complice pure lui. Tutti colpevoli di aver sparato nel mucchio, di aver ucciso sei volte in neppure cinque minuti, di aver dispiegato una potenza di fuoco pari a quella della battaglia finale di una guerra. E di aver seminato il terrore a Castelvolturno. Al commando della camorra riconosciute anche le aggravanti per razzismo e terrorismo. Il verdetto della Corte è arrivato ieri in serata dopo una lunghissima camera di consiglio, quasi sette ore di discussione. Il dispositivo è stato letto in un’aula affollata dei ragazzi africani che si erano costituiti parte civile e dei pochi familiari degli imputati.
Accolte dunque, quasi totalmente, le richieste dei pm Alessandro Milita e Cesare Sirignano, che avevano chiesto l'ergastolo per i primi quattro e 30 anni per Alluce. La Corte ha riconosciuto la sussistenza delle tre aggravanti contestate agli imputati, in particolare, quelle dell'odio razziale e della finalita' terroristica. Prima che la corte si ritirasse in camera di consiglio, Setola ha reso una dichiarazione spontanea di 45 minuti. Si e' dichiarato innocente della strage, affermando di avere compiuto solo estorsioni, e ha definito inattendibile e animato da sentimenti di vendetta il pentito Oreste Spagnuolo, che lo accusa: lo fece picchiare negli anni Novanta, ha spiegato, perche' rubava.  Setola ha anche messo in guardia contro la ''dittatura mediatica'' attuata, a suo dire, dai giornali. Il 27 marzo scorso un altro ergastolo era stato inflitto a Setola, Cirillo e Letizia per l'omicidio dell'imprenditore Sergio Orsi.

I PM: VITTORIA DELLO STATO - "E' un successo non solo per il riconoscimento dell'esattezza dell'impostazione accusatoria, ma soprattutto perche' lo Stato riesce a recuperare pienamente il controllo del territorio sottraendolo alla camorra". Cosi' il procuratore aggiunto della Dda di Napoli, Federico Cafiero De Raho, commentando a caldo la sentenza emessa dalla Corte d'Assise del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che ha condannato all'ergastolo quattro imputati ritenuti colpevoli della strage degli immigrati del 18 settembre 2008 a Giuseppe Setola, Davide Granato, Giovanni Letizia e Alessandro Cirillo, e' stata comminata il massimo della pena. La Corte, presieduta da Elvira Capecelatro, a latere Maria Chiara Trancica, ha ritenuto sussistenti le aggravanti dell'odio razziale e della strage con finalita' terroristiche. Soddisfazione e' stata espressa anche dai cinque africani, parenti delle vittime, che si trovavano in aula alla lettura della sentenza.

ALFANO: SENTENZA IMPORTANTE - Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha espresso grande soddisfazione al procuratore capo della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Giandomenico Lepore, per il felice esito processuale che si e' concluso con la condanna all'ergastolo dei quattro camorristi ritenuti colpevoli della strage di immigrati, che si e' consumata nel settembre del 2008 a Castel Volturno (Ce). ''Si tratta di uno straordinario successo investigativo e giudiziario - ha sottolineato il Guardasigilli in una nota - con il quale lo Stato ha condannato in modo esemplare un fatto di sangue cosi' efferato e restituito giustizia ai parenti delle vittime. La sentenza della Corte d'Assise di Santa Maria Capua Vetere costituisce, inoltre, un precedente fondamentale per il riconoscimento delle aggravanti dell'odio razziale e della strage con finalita' terroristiche ed apre la strada - conclude Alfano - ad una impostazione accusatoria innovativa che sara' possibile riproporre anche in futuro''.

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di Ilaria Nacciarone
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