Cronaca / Sangue

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Migliorano le condizioni della padrona di casa, ancora grave

Strage di Sabbione: è morto il piccolo Marco


Strage di Sabbione: è morto il piccolo Marco
31/08/2009, 22:08

Ha lottato fino alla fine, ma non ce l’ha fatta. E’ spirato alle 20.20, nel reperto di Rianimazione dell’Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, il piccolo Marco Duo’, cinque anni ancora da compiere, terza vittima della strage familiare di Sabbione. Le sue condizioni erano peggiorate nelle ultime ore e le speranze di salvarlo erano davvero esigue. A stroncarlo, un arresto cardiocircolatorio.
Il bambino era l’unico della sua famiglia rimasto ancora vivo dopo la strage di Sabbione, dove un ex operaio, prima di tentare il suicidio, ha ucciso sua moglie e suo figlio e ferito gravemente l’altro figlio e la padrona di casa. Il fatto è accaduto la notte scorsa. Davide Duo’, 47 anni, disoccupato da oltre due anni, ex operaio ceramista, era seguito dai servizi di igiene mentale da tempo. A maggio, dopo un periodo di cassa integrazione, era cessato qualsiasi rapporto lavorativo. Abitava con la famiglia in una frazione di Reggio Emilia, in una casa a tre piani con giardino. La famiglia non aveva grossi problemi economici, visto che in casa entravano regolarmente gli stipendi della moglie Sandra Pattio, 45 anni, e del figlio Thomas (per tutti "Fabio"), 19 anni; gli inquirenti ritengono quindi che il motivo del folle gesto sia da ricercarsi più nelle turbe mentali dell’uomo, con un raptus originato dalla depressione, più che dalla disperazione per la disoccupazione. In casa c’era anche Elisabetta Guidetti, per tutti ‘Adriana’, che viveva con loro e li ospitava gratuitamente.
Secondo la ricostruzione delle forze dell’ordine, la mattanza è cominciata poco prima delle 4 del mattino. Davide Duo’, che si era trasferito con la famiglia da Torino diversi anni fa, nel cuore della notte ed ha afferrato una mazzetta da muratore ed un coltello disossatore. Ha aggredito la moglie ed il figlio diciannovenne, uccidendoli nel sonno. Elisabetta Guidetti forse ha sentito dei rumori e si è alzata: è stata colpita all’esterno della sua camera da letto, ora è in ospedale in prognosi riservata. Dopo aver colpito anche il figlio piccolo, Davide Duo’ ha ingurgitato una gran quantità di farmaci e di alcol ed ha chiamato il 113. “Venite a prendermi, ho sterminato la mia famiglia”, sarebbe stato il senso delle sue parole all’operatore del centralino. Poi il 47enne si è lanciato dalla finestra del terzo piano. Ora è in fin di vita, in coma, all’ospedale di Reggio. Le fratture e le lesioni rinvenute sul suo corpo sono compatibili con un volo da circa otto metri. Rischia la paralisi. Il pm Valentina Salvi non ha ancora formulato l’accusa, che sarà sicuramente di omicidio plurimo e tentato omicidio.
 

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di Nico Falco
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