Cronaca / Giudiziaria

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Borsellino disse che il capo dei Ros era un mafioso

Strage di via D'Amelio: quattro arresti, ma i misteri aumentano


Strage di via D'Amelio: quattro arresti, ma i misteri aumentano
08/03/2012, 09:03

CALTANISSETTA - Dopo aver riaperto l'inchiesta sulla strage di via D'Amelio, in cui venne ucciso il 19 luglio 1992 il magistrato Paolo Borsellino, cominciano ad arrivare i risultati delle indagini. E così sono partiti quattro mandati di arresto: per il boss Salvino Madonia, che partecipò alla riunione del dicembre 1991 in cui si decise l'omicidio del magistrato; per il boss Salvatore Vitale, che abitava nel palazzo dove c'era anche la madre di Borsellino e fece da talpa per gli stragisti; per il boss Vitorio Tutino, che rubò con Gaspare Spatuzza la 126 usata come autobomba; per Calogero Pulci, pentito, che avrebbe corroborato la versione dell'altro pentito Vincenzo Scarantino - versione poi risultata falsa - sulla base della quale si è giunti ad una prima serie di condanne di persone che in realtà non hanno avuto nulla a che fare con l'esplosione. Una quinta richiesta di arresto, è stata respinta dal Gip: era per Maurizio Costa, il meccanico a cui Spatuzza chiese di riparare i freni della 126. Costa rimane indagato per favoreggiamento agravato, ma a piede libero.
Ma stanno uscendo fuori molti dettagli importanti. Innanzitutto, l'esplosione non fu comandata dal castello Utveggio, come si era detto nella prima sentenza, ma da molto più vicino: il telecomando era nelle mani di Giuseppe Graviano, nascosto dietro il muro che stava ad una estremità di via D'Amelio.
Poi, la questione più grave: quella del tradimento di persone dello Stato. Spatuzza parlò della presenza di una persona che non faceva parte della mafia, ma non basta per dire - come si sospetta - che facesse parte dei servizi segreti. Ma molto più certa è la testimonianza di Agnese Borsellino, moglie di Paolo, la quale riferì ai Pm che il marito le disse di aver saputo che il generale dei carabinieri Subranni era "punciutu" (letteralmente significa "punto" in dialetto siciliano, ed indica coloro che sono affiliati alla mafia, ndr). E' ovvio che per la mafia era una carta importantissima, avere quello che allora era il comandante dei Ros. Questo avvenne circa un mese prima della strage.
Resta invece senza risposta la domanda delle domande, su questa vicenda: chi rubò l'agenda rossa di Borsellino, che il magistrato portava sempre con sè? E cosa c'era scritto su quella agenda? E poi: si riferiva a Subranni quando, tra le lacrime, parlando con i colleghi Massimo Russo e Alessandra Camassa, disse: "Non posso pensare che un amico mi abbia tradito"? Tutte domande alle quali per ora non c'è risposta. Ma le indagini non sono finite.

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di Antonio Rispoli
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