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STRETTA DEI SINDACI SULLA PROSTITUZIONE: MULTE FINO A 500 EURO


STRETTA DEI SINDACI SULLA PROSTITUZIONE: MULTE FINO A 500 EURO
07/08/2008, 17:08

E’ stato dato via libera al decreto in materia di sicurezza che concede più poteri ai sindaci in materia di incolumità pubblica e sicurezza urbana, secondo quanto previsto dal ministro dell’interno Roberto Maroni. D’ora in avanti i primi cittadini godranno di un iter agevolato per le decisioni volte a garantire la sicurezza dei loro comuni, perché disporranno di maggiori poteri, come quello, ad esempio, di applicare sanzioni, o quello di chiudere un locale perché i suoi clienti disturbano i residenti, senza attendere l’intervento del prefetto o del questore. Della possibilità di mettere in campo nuovi interventi sulla base del nuovo decreto sulla sicurezza, e di rendere più incisive alcune delle iniziative già in atto da tempo, si sono subito avvantaggiati i "sindaci-sceriffo": Milano propone infatti di inasprire ulteriormente le multe per i clienti delle prostitute, che hanno già “fruttato” al comune meneghino 3 milioni di euro. La proposta avanzata dal vicesindaco e assessore alla Sicurezza, Riccado De Corato, è di portare tutte le contravvenzioni di questo genere al massimo consentito dalla legge, vale a dire 500 euro, ma per prendere una decisione si dovrà attendere il rientro in città del sindaco Letizia Moratti. “Noi – ha spiegato De Corato - multiamo i clienti, ma si tratta di una contravvenzione per intralcio alla circolazione. In realtà il Comune non ha alcun potere per combattere direttamente la prostituzione in strada, perché non esiste una norma di legge che la vieti. Le ordinanze del sindaco devono fare sempre riferimento a una normativa di legge e possono comunque essere impugnate”. “Di fatto in questo caso – ha aggiunto - nessuno fa ricorso contro la contravvenzione, perché nessuno vuole ritrovarsi in tribunale a spiegare come, dove e perché è stato multato, ma se l’obiettivo vero della lotta alla prostituzione è arrivare al divieto a prostituirsi in strada, non si può pensare di raggiungerlo con un’ordinanza: bisogna pensare ad approvare una nuova legge in questo senso”. Dello stesso avviso sembra anche il governo: “Appena terminate le vacanze – ha infatti annunciato il ministro Maroni - in accordo con tutti i tecnici che sono già al lavoro per studiare il decreto, il primo intervento sarà rivolto alla regolamentazione della prostituzione in strada. L’obiettivo è quello di scoraggiare chiunque spinga le ragazze in strada, esposte come merce”. Le disposizioni governative hanno destato un immediato allarme da parte delle rappresentanti della categoria, che temono di venire lese dai provvedimenti in questione: “Non mi risulta che fare l’amore sia una minaccia per la sicurezza. Di sicuro, non è un reato” – ha commentato Carla Corso, una delle fondatrici del Comitato diritti civili delle prostitute. “Sono abusi. Stanno creando molto allarme fra i clienti e i sex worker. Stiamo ricevendo mail e telefonate preoccupate. I clienti, in particolare, sono arrabbiati perché non sono dei criminali”. “Prostituirsi – puntualizza la Corso - non è reato. Le prostitute vendono amore, non minano la città, ovviamente devono farlo liberamente. Ogni estate si riparla di lotta alla prostituzione, è argomento da ombrellone. Ognuno ha una ricetta ma non si capisce a che titolo. È una vergogna – conclude - Ricordo che quando venivano sequestrate le auto dei clienti, i giudici immancabilmente le dissequestravano subito.”
 

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di Francesca Pellino
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