Cronaca / Sesso

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Uno di loro ha ritrattato. Si attendono gli esiti del Dna

Stupro Caffarella: arresto convalidato per i due romeni


Stupro Caffarella: arresto convalidato per i due romeni
20/02/2009, 21:02

Un interrogatorio di cinque ore, poi la convalida dei fermi. Restano nel carcere di Regina Coeli Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz, i due rumeni accusati di essere i responsabili dello ‘stupro di San Valentino” nel Parco della Caffarella, a roma. Il gip Valerio Savio ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i due arrestati valutando compatibili le richiese del pubblico ministero responsabile delle indagini, Vincenzo Barba.


Il PIU’ GIOVANE AVREBBE RITRATTATO

Durante l’interrogatorio, Racz non ha confermato al gip quanto detto nelle ultime ore. Anzi, a quanto pare avrebbero ritrattato tutto. A renderlo noto è Lorenzo La Marca, avvocato difensore dell’altro rumeno arrestato, che ha dichiarato, riferendosi alla confessione fornita dal ventenne, che “lo avevano obbligato a dire ciò che ha detto e il giudice ha così valutato solo la prima dichiarazione e non la seconda”.
La ritrattazione non ha però convinto il pm Barba, che ha ribadito la richiesta di custodia cautelare. “La ritrattazione, - ha dichiarato, - non è apparsa affatto credibile”. Al termine dell’udienza di convalida dei fermi la Procura di Roma si è detta soddisfatta perché “il gip ha accolto le richieste avendo ravvisato i gravi indizi di colpevolezza in ordine ai pericoli di fuga, inquinamento delle prove e reiterazione del reato”.
“Le indagini, - ha aggiunto Barba, - non sono ancora concluse, il provvedimento del gip, tuttavia, fa in modo che siano assicurati alla giustizia due soggetti ritenuti responsabili di un fatto così grave. In base all’ordinanza di custodia cautelare emessa oggi non possono più nuocere”.
 

LA DIFESA DI RAZC, IN ATTESA DEL DNA

Il rumeno 36enne, arrestato grazie alla completa confessione rilasciata dal complice ventenne, ha negato qualsiasi coinvolgimento. “Io non ho stuprato nessuno. Queste cose non le faccio”, avrebbe detto ai magistrato. E come alibi, ‘faccia da pugile’ avrebbe anche fornito i nomi di alcuni testimoni che potrebbero confermare la sua versione dei fatti.

Ma la sua dichiarazione potrebbe avere poco valore davanti a quella dei due fidanzatini minorenni e della 42enne violentata al Quartaccio in gennaio, che hanno riconosciuto il 36enne proprio per la sua particolare fisionomia, che lo ha portato al nomignolo di ‘faccia da pugile’.

Intanto si aggiungono dei retroscena all’arresto di Racz. Gli occupanti del campo nomadi di Cisternino avrebbero infatti aiutato gli inquirenti a scovare il posto dove il trentaseienne si era nascosto. “Se avessimo saputo prima del reato di cui si era macchiato, - avrebbero detto, - lo avremmo preso a bastonate”.
L’avvocato di Razc, La Marca, ha spiegato che “il prossimo passo sarà il ricorso al Tribunale del Riesame”.
Intanto si attendono i risultati del test del Dna, che, come aggiunge La Marca, “non arriveranno prima di trenta giorni”. Se nei campioni non si trovasse alcuna traccia del Dna di Racz, spiega ancora l’avvocato, “la scarcerazione dovrebbe essere immediata”.
 

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di Nico Falco
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