Cronaca / Giudiziaria

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La sentenza della Cassazione. Le reazioni negative

Stupro di gruppo: non c’è obbligo di carcere

Il coro unanime delle donne: difficile da condividere

Stupro di gruppo: non c’è obbligo di carcere
02/02/2012, 20:02

ROMA - Non c'è alcun obbligo, da parte dei giudici, di infliggere alle persone accusate di stupro di gruppo la misura cautelare degli arresti in carcere; sono utilizzabili, come per tutti gli altri reati, tutte le misure alternative previste dal Codice, valutate le circostanze. Lo dice la Corte di Cassazione, estendendo il principio contenuto in una sentenza della Corte Costituzionale dell'anno scorso.
Il problema nasce nel 2009, quando il governo Berlusconi decide di emanare un decreto legge, convertito poi in una legge, che stabilisce l'obbligo della detenzione cautelare in carcere per le persone accusate di reati sessuali. Questa norma impedisce ai giudici di ricorrere a misure alternative, per cui o ci sono gli estremi per il carcere o tutte le persone accusate di stupro tornano libere. Nel 2010 la Corte Costituzionale annulla la norma per i casi di stupro, stabilendo che non può essere limitata la capacità di giudizio del giudice.
Oggi la Cassazione estende questo principio a tutti i reati sessuali (di fatto cancellando la norma approvata in precedenza) in quanto nella stessa situazione definita dalla sentenza della Consulta.
Ed è una decisione giusta, in quanto non succede - come possono pensare erroneamente molti - che tutti quelli che vengono accusati di questi reati vanno in galera. Ma semplicemente succede che quelli che potevano essere tenuti sotto controllo nei casi in cui non ci sono gli estremi per ricorrere al carcere - magari con misure come gli arresti domiciliari - restano liberi. Con grave danno per la società.

LE REAZIONI POLITICHE
È bipartisan il coro di reazioni negative che la sentenza della Cassazione ha provocato. All’unanimità, infatti, arriva la condanna da parte delle donne impegnate in politica e non solo: il loro parere è che ci si trovi dinanzi a una sentenza “difficile da condividere”. “Una sentenza impossibile da condividere contro le donne, che manda un messaggio sbagliato”, ha detto al riguardo Mara Carfagna, deputata Pdl ed ex ministro per le Pari Opportunità, per la quale ciò che si dovrebbe trasmettere è invece “tolleranza zero contro la violenza sulle donne, che non e' un reato di serie B”. La segue Barbara Pollastrini, Pd, ministro con la stessa delega nel governo Prodi: per lei la sentenza della Cassazione è “lacerante”. “E’ aberrante applicare misure alternative al carcere per lo stupro di gruppo. La Cassazione ha lanciato una bomba ad orologeria, pronta ad esplodere e a depotenziare tale grave reato. Una donna che vede negato il carcere per i suoi carnefici subisce una seconda violenza”: così ha commentato invece Alessandra Mussolini, mentre la sentenza è “per nulla convincente” per la deputata del Pd Donata Lenzi, secondo la quale “aumenteranno i silenzi delle vittime”. Di “ennesimo passo indietro”, infine, parla Telefono Rosa: “Vogliamo ricordare - sottolinea l’associazione - che questo reato bestiale segna per sempre la vita di una donna e ci batteremo in ogni modo perchè ci sia un cambio di rotta della giustizia italiana su questi reati”.

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di Antonio Rispoli e Antonio Formisano
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