Cronaca / Sesso

Commenta Stampa

Parla l'avvocato di uno dei due romeni arrestati

Stupro di San Valentino, "la vittima ha indicato un altro"


Stupro di San Valentino, 'la vittima ha indicato un altro'
03/03/2009, 15:03

L’identikit fornito dalla vittima non combacia, il suo assistito non conosce una sola parola in italiano, e quindi Racz è dietro le sbarre per uno scambio di persona. E’ quanto sostiene l’avvocato del romeno accusato di aver stuprato, insieme ad un connazionale, una quindicenne a Roma la sera di San Valentino. Per lunedì è stata fissata l’udienza di conferma davanti al tribunale del Riesame sulla richiesta di scarcerazione dei due romeni, avanzata dai legali Lorenzo La Marca e Giancarlo Di Rosa.

In particolare La Marca, avvocato di Racz, ribadisce l’estraneità del suo cliente allo stupro di San Valentino. Secondo il legale la descrizione fornita dalla vittima non corrisponde alle caratteristiche di Karol Racz. “la ragazza che ha subito lo stupro alla Caffarella ha in realtà individuato un’altra persona con nome e cognome diverso da quello del mio assistito, - ha detto La Marca a SkyTg24, - se la Procura della Repubblica ha deciso di non indagare su questa persona avrà avuto le sue ragioni”.

Nello specifico, la ragazza violentata avrebbe descritto, riferisce l’avvocato, una persona alta circa un metro e 75 con capelli scuri e folti e con un viso che ricorda un pugile. Racz, spiega La Marca, non è più alto di un metro e sessanta, è stempiato e non assomiglia a un boxeur. Non solo, ci sarebbe anche il particolare della lingua: nel racconto della quindicenne i due responsabili parlavano tra di loro in italiano, mentre Racz avrebbe bisogno di un interprete anche per i colloqui con il proprio avvocato.

Nel fascicolo sullo stupro, conclude La Marca, “mancano diverse carte: le audizioni delle persone indicate dal mio assistito quali alibi e le risultanze tecnico scientifiche degli accertamenti in corso su tamponi, abiti, cicche, fazzoletti, tracce biologiche e di sangue, nonché sulle impronte digitali rilevate sulle sim dei cellulari dei due minorenni”.

Resta da chiedersi chi sia questo fantomatico ‘personaggio’ descritto dalla ragazza e sul quale la Procura ha preferito non effettuare gli accertamenti. Intanto, si attendono i test finali sul Dna. Se anche Racz venisse scagionato, resterebbe però in carcere per lo stupro di Primavalle: in quel caso infatti la vittima, una quarantunenne, lo avrebbe identificato senza dubbi guardandolo.

Commenta Stampa
di Nico Falco
Riproduzione riservata ©