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Disse in TV che L'Aquila è stata completamente ricostruita

Su Internet infuriano le polemiche per la falsa aquilana di Forum

In realtà ha preso 300 euro per quella sceneggiata


Su Internet infuriano le polemiche per la falsa aquilana di Forum
28/03/2011, 09:03

MILANO - Sono passati diversi giorni dalla trasmissione di quella puntata di Forum, su Canale 5, ma il web ribolle di sdegno e rabbia, per quanto successo.
Ricostruiamo i fatti: nella puntata di venerdì scorso, viene presentato un caso: lui e lei, separati, entrambi che si dicono aquilani. Lei chiede una modifica degli accordi di separazione: non più un tot al mese, ma 25 mila euro una tantum per riavviare la sua attività commerciale nel capoluogo abruzzese e poi basta.
Ma durante la trasmissione non si è lasciata scappare l'occasione per ringraziare il governo di aver ricostruito L'Aquila, dove secondo lei tutto è tonato alla normalità, tutto è stato ricostruito, grazie al governo, e sono rimasti solo "300 persone", negli alberghi, che "mangiano e bevono a spese dello Stato". Tutte le case del governo sono perfette, con giardini e garage, e così via.
Chiaramente, la cosa non è andata giù per primi agli aquilani veri, di cui la signora non fa parte. Infatti, lei si chiama Marina Villa, ha 50 anni ed è di Popoli, in provincia di Pescara, dove col marito Antonio Di Prata gestisce una agenzia di pompe funebri. Ha accettato di fare la figurante per il programma per 300 euro. Nè è aquilano il falso marito, che invece è un infermiere di Ortona, in provincia di Chieti, anche lui un figurante che ha arrotondato lo stipendio.
Resta però l'inganno generale, la propaganda governativa fatta sfruttando una situazione che in realtà è drammatica: oltre 20 mila persone sono ancora negli alberghi abruzzesi, che vantano crediti per milioni di euro, nei confronti dello Stato; la città ancora da iniziare a ricostruire a due anni (scadono la settimana prossima) dal terremoto; fondi per la ricostruzione che esistono solo sulla carta; una economia locale praticamente distrutta.

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di Antonio Rispoli
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