Cronaca / Cronaca

Commenta Stampa

L’uomo non aveva nessuna malattia

Suicidio assistito di magistrato, autopsia rivela errore diagnosi


Suicidio assistito di magistrato, autopsia rivela errore diagnosi
10/07/2013, 20:42

VIBO VALENTIA – Era afflitto da una grave e incurabile patologia. Almeno questo era il referto  di alcuni medici italiani che avevano portato il magistrato Pietro D'Amico, 62 anni, di Vibo Valentia, dal 1995 sostituto procuratore generale della Procura di Catanzaro a scegliere il suicidio assistito, affidandosi a una clinica di Basilea, in Svizzera. La figlia e la moglie del magistrato però hanno chiesto alla magistratura di effettuare l’autopsia per stabilire se quella patologia c’era davvero o meno. E i risultati sono sconvolgenti: l’uomo ha deciso di morire perché credeva che la malattia lo avrebbe divorato lentamente ma – secondo l’autopsia, nessuna malattia: era sano. I nuovi e sofisticati esami di laboratorio sui reperti prelevati dal corpo del magistrato sono stati effettuati dall'Istituto di Medicina legale dell'Università' di Basilea che ha eseguito gli esami alla presenza del perito di parte della figlia e della moglie del magistrato. L'errore scientifico ha portato a conseguenze fatali e ora la magistratura dovrà stabilire se i sanitari italiani, autori dell'errata diagnosi, siano responsabili per errore medico dovuto ad imperizia, negligenza ed imprudenza. Il legale della famiglia, l'avvocato Michele Roccisano, sostiene che per accertare l'esistenza della patologia di specie, i medici "avrebbero dovuto sottoporre il paziente ad esami strumentali specifici prescritti dalla scienza medica, esami a cui il magistrato Pietro D'Amico non fu però mai sottoposto".

Commenta Stampa
di Erika Noschese
Riproduzione riservata ©